Il posteriore dei tempi moderni.

Per esempio: puoi partire da una notizia come l’aumento dell’età media degli italiani negli ultimi decenni, e finire a parlare delle poltrone dei treni interregionali.
Mi piace pensare che la foto che apre questo post non ritragga uno addormentato in maniera magari melodrammatica su di un treno, ma lo sconforto di uno che ha il posteriore incastrato nella seduta peggio progettata degli ultimi vent’anni: quella, appunto, dei treni interregionali italiani. Che provocano sconforto, dolori alle natiche, sciatalgie e striscianti sospetti di avere le terga troppo larghe, ché semplicemente lì dentro – fra quelle sponde gommose e infinitamente mal dimensionate – non ci si entra.

L’aumento dell’età media degli italiani sta in rapporto a questa poltrona in questi termini: che non è inversamente proporzionale al posteriore dei suddetti soggetti, e quindi, ove l’età aumenta, non è detto affatto che le natiche diminuiscano, anzi. Anzi si potrebbe maliziare che invece quelle aumentano, ma comunque: quel maldestro sedile che obbliga ormai da più di un decennio gli assonnati pendolari a starsene appollaiati su di una sola (alternativa) natica – perché non c’è spazio per entrambe, non c’è verso – è uno dei peggiori esempi di design.
Ed è, ahimé, pure uno di quelli che coinvolge milioni di persone, perché fai presto a dire belle le cucine Bulthaup e che comode le poltrone De Padova, ma quelle mica ce le hanno in milioni, e invece milioni sono i posteriori costretti e maltrattati da quell’ignoto designer (con buona pace dei designer) che un giorno di anni fa decise che una natica più un’altra natica fan suppergiù 30 cm.
E non c’era l’Istat o il fantasma di Neufert ad assestargliene uno bello piazzato sulla nuca. Quella piccola, decisamente.