
Nel caso in cui vi recaste a vedere un film in cui i fratelli Wachowski abbiano ricoperto un qualsiasi ruolo (da registi a capi squadra esterna 1, passando per sceneggiatori, proprio il caso di V per Vendetta) cautelatevi tenendo bene a mente lo scempio d’idee da loro perpetrato con la trilogia di Matrix.
E, comunque, potrebbe non bastare.
L’ultima perla del duo, elevatisi al rango di sceneggatori-autori di un progetto affidato ad altri (per l’occasione, il regista è James McTeigue, incolpevole quanto von Paulus a Stalingrado, considerato il materiale messogli a disposizione), quasi per non metterci troppo la faccia (scelta mai così saggia, fosse questo il motivo), ricorda da vicino quei film di serie B dove a far ridere, spesso, è la distanza fra l’impegno e i mezzi a disposizione, tale da costringere una sceneggiatura ad oscillare pericolosamente fra lo stupido ed il furbo, mancandogli i soldi per poter essere compiutamente intelligente.
Il problema è che qui la risata divertita e compassionevole non parte proprio, soffocata da trovate demenziali, o meglio stupide, ammantate del fascino pseudo-intellettuale con cui i Wachowski amano tessere la loro matrice. Il tutto condito con effetti speciali che la metà basterebbe a realizzare una decina di film mediamente spettacolari.
Ragionamento intorno alla natura del Potere nella Società di controllo, e ruolo del Rivoluzionario come essenza incorporea di un’idea che trascende i confini della carne.
Questo, per intenderci, sarebbe un buon sottotitolo, al di là del fatto che, considerato lo sviluppo del tema, si dovrebbe richiedere l’intervento dell’insegnante di sostegno.
La superbia con cui i fratelli W affrontano un tema politico-sociale, rubacchiando idee, a destra e a manca, senza nemmeno l’accortezza di donare al tutto una qualche forma organica, è a dir poco fastidiosa. La sceneggiatura (trasposizione di un celebre fumetto) offre talmente tante scene ridicole, pretesti assurdi e momenti immotivati, che ci si chiede se i fratelli se la sono approvata a vicenda, questa sottospecie di sceneggiatura (cosa, peraltro possibile, vista l’industria messa in piedi con Matrix).
Il finale, semplicemente, è sterco che cola (mi rendo conto che sarebbe meglio argomentare, ma ci sono casi in cui proprio non ne vale la pena, e questo è uno di quelli).
Per il resto, il locale di fronte al cinema aveva della buona birra irlandese.


