Come inimicarsi Dolce&Gabbana.

Ho come il sospetto che Dolce e Gabbana non compreranno mai uno spazio pubblicitario su queste pagine. Adesso gliene fornisco un motivo, fresco fresco.
Non ho mangiato al loro Gold e quindi parlo con assoluta mancanza di cognizione. Della cotoletta alla milanese che friggono da quelle parti poi mi interessa poco. La Camilla Baresani l’ha trovata sgradevole sulle pagine del Sole 24 ore, D&G hanno ritirato ogni inserzione pubblicitaria dalle pagine rosa, ecc. Cosa nota.
Questa cosa invece m’interessa perché è un po’ l’epitome di un atteggiamento che ha risvolti sociali. E’ paradigmatico, direi (ehi, ragazzi: “Epitome” e “Paradigmatico”. Vi ho già fornito due ottimi nomi per le prossime collezioni. Prego notare).

Secondo me D&G hanno un cervello direttamente collegato alla panza. Per questo ci tengono a gestire ristoranti: sono del ramo, loro. Prendi le loro collezioni, prendi cosa esprime il loro design. Io ho sempre valutato il loro lavoro con un distacco snobistico: non capivo sinceramente cosa c’entrasse il bello con quelle stoffe e quelle pelli. D&G non hanno mai prodotto niente di bello. Infatti: hanno disegnato e prodotto abiti. E fritto (o fatto friggere) cotolette alla milanese. A volte in maniera perfettamente intercambiabile.
Quando dico che c’hanno il cervello collegato alla panza dico e penso che a quello che fanno manca qualsiasi elaborazione cerebrale. Se decidono che l’oro significa lusso (beh, niente di particolarmente originale, fin qui) se un ristorante lo chiamano GOLD, tutto, nel ristorante, deve essere dorato. Dare l’impressione di. Assomigliare a. Infatti tutto è dorato, specchiato, specchiante. Il cliente riflette la propria opulenza nel vederla specchiata nei tavolini a specchio, nelle pareti ricche di specchi. Se si chiedesse dove si trova, non c’è problema: c’è oro ovunque a ricordarglielo. Il tema è l’oro, razza di crapone.
Il sottile e silenzioso lavorio dell’intelligenza scaturisce quando l’opulenza è accennata, non dove è esplicita. L’eleganza sta in ciò che è invisibile, alluso: in ciò che non si nota.
Per altri versi, D&G sono un prodotto perfettamente di massa: esprimono ciò che la massa intende come lussuoso e pregiato. Ciò che costa, fondamentalmente. Tanto più costa, tanto meglio. La qualità è un valore numerico e il risultato è un fattore numerico. Un fattore chiamato fatturato.
Dolce e Gabbana sono due simpatiche persone. Molto divertenti. Talmente tanto da essere perfettamente sovrapponibili alle parodie che ne fanno su Radio Deejay: se a fare Dolce ci metti il Dolce vero e non Albertino non cogli la differenza. Dolce e Gabbana sono i Fiorello della moda: ma non come se Fiorello si mettesse a disegnare abiti.
Per questo se la Baresani gli strapazza la loro cotoletta reagiscono come panza comanda: la cancellano e, con lei, le inserzioni sul giornale per cui scrive. E dire che la critica della Baresani era molto più giustificata della mia: si parla di ristoranti e lei scrive di cotolette. Io parlo di ristoranti e scrivo di panza, ma collegata al cervello. Una cosa diversa e un po’ più complessa.
Per dire: per scrivere queste righe ho espresso un concetto e c’ho speso del tempo. Per fare Gold c’hanno speso molti soldi, del tempo, e hanno reiterato un concetto molto popolare e affatto esclusivo: che l’oro significa ricchezza.
Poi, in tutto questo, c’hanno cotto delle cotolette.
Concetto: panza-cervello.
Concetto comune: l’oro è ricchezza. E la cotoletta fritta fa puzza di fritto, che è molto poco chic.
Gold

Comments

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  1. Ammazza che cafonata sto gold!