CELEBRAZIONE HELVETICA.

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E’ un argomento vagamente laterale, ma per i puristi dei font (e per quelli che dicono “le font”, una specie protetta che gode di tutta la nostra simpatia) e per chi nel discettare e dissezionare l’iPhone non aveva mai toccato manco tangenzialmente l’argomento, ebbene: di quel coso di cui tutti parlano, pochi avevano fino ad ora detto che l’interfaccia usa l’Helvetica. Helvetica 35 per i testi “Big screen” e Helvetica Neue in qualche sua variante (45? 55?) per i messaggi e alcuni elementi dell’interfaccia.
E’ una cosa mica da poco: è una sterzata vigorosa rispetto al Myriad (il font corporate di Apple, quello di tutta la comunicazione aziendale, quello con cui è scritto “Apple”, per dire) ed è una vera e propria celebrazione del miglior font sans-serif di tutti i tempi, scelto probabilmente per la sua maggior leggibilità sugli schermi di piccole dimensioni.
Ma qui viene la parte migliore: Helvetica è spesso scambiato per l’Arial, uno dei font standard di Windows. Beh, solo i disattenti lo possono confondere (sono di buon umore stasera – li ho solo chiamati “disattenti”) per il suo cugino scemo, un font orribile che, ogni volta che lo leggi, è capace di rendere perfettamente percebile l’altrimenti impalpabile sensazione del “qui c’è qualcosa che non funziona”.
Quindi, se vi capita di trovare al bar sotto casa Steve Jobs che si fa un cornetto e un cappuccino, ditegli “Bello l’iPhone“. Sorriderà soddisfatto e cortese.
Poi, a bruciapelo, ditegli “Poi la scelta dell’Arial come font, uhh, che colpo di genio!“.
Difficile che vi offra il caffè.