Cinque anni di Forza Italioti, Legaioli e Aennini ci avevano fatto dimenticare la leggerezza con cui i democristiani eran (e sono) abili ed insuperati a volteggiare sulle mefitiche paludi che circondano i territori della morale. Senza mai insozzarsi nemmeno un alluce, senza mai intingere un calcagno nel nauseabondo lezzo. Cesa, segretario di quelli che non si rassegnano a considerare la DC una parentesi gloriosa, ma inevitabilmente declinata (sarà mica che la sua linea politica, coricata su quella del Vaticano, è troppo progressista?) accetta le dimissioni di Mele, ma lo giustifica dicendo che – via, bisogna ammetterlo – starsene lontani dai propri affetti per giorni e giorni è difficile, e a qualche debolezza si può pure cedere.
«Quando ero eurodeputato – ricorda Cesa – stavo da solo tutta la settimana e la solitudine è una cosa molto seria»
A questo punto Cesa mi stava quasi simpatico. Già immaginavo i sacchi di coca che si trascinava su per le scale di quella casa che difficilmente poteva chiamare casa. In terra straniera, in mezzo a gente che parlava lingue che non capiva. Una puttana aiuta, e meglio se son due. Insomma: vuoi mettere un democristiano che ammette che qualche pista e una puttana si possono pure perdonare? Applica il concetto di perdono, no? Invece due righe (di giornale) dopo il Cesa mi delude:
“bisognerebbe pensare, propone, all’ipotesi di un ricongiungimento familiare: più soldi a deputati e senatori, quindi, per poter permettere il trasferimento delle loro famiglie a Roma”.
Certo. Più soldi. Ricongiungiamo le famiglie. Portiamo gli affetti vicini al cuore della politica. Cesa: continua con quella storia della solutidine del deputato, che era molto meglio.


