Onore Romano.

Dell’uomo non si può dire che sia entusiasmante, trascinante, coinvolgente. Niente di eccitante. Niente di “ante”. Ma forse era proprio quello che serviva dopo 5 anni di quella roba berlusconiana, no?Ebbene. Qui a Metafluxus non si scriveva di politica suppergiù da quando ha vinto Prodi, ormai quasi due anni fa. Si era tornati nel tranquillizzante letargo del primo governo Prodi: un letargo che lui stesso contribuisce a rendere gradevole, con quei suoi modi bonari e tranquilizzanti. Per quasi due anni non avevamo né voglia né intenzione di scrivere di politica: non vi era invero alcunché di eccitante. Sapete che è successo in due anni? Tipo: Prodi ha governato con una maggioranza stitica al senato, ed ha risanato i conti pubblici, ha lievissimamente abbassato le tasse, ha ritirato l’Italia dall’Iraq, ha pessimamente comunicato quello che faceva (è sempre un errore parlar poco di ciò che si fa bene, Romano – almeno tanto quanto è deplorevole parlare e basta, come faceva quell’altro che t’ha preceduto) , ha tentato timide liberalizzazioni, ha promulgato un indulto. Cos’altro? Non ha fatto questa maledetta legge sul conflitto d’interessi, non ha abrogato alcune (molte) leggi invereconde del suo predecessore. Credo che, impegnato a governare passeggiando con leggiadria su un letto di vetri rotti a piedi nudi, non è riuscito ad avere una gran visione, e a comunicarla. Non ne aveva nemmeno una, a ben vedere. Comunque. Comunque ha amministrato: bene o male, ha concentrato i suoi sforzi sulle finanze statali, riuscendo a far passare l’idea che evadere le tasse non significa restare impuniti. Purtroppo non si può ancora sapere quanto sedimenterà nelle coriacee teste italiane questo concetto – che avrebbe richiesto almeno un lustro per essere puntualizzato – ma è un fatto che possa essere ascritto ad eredità del governo Prodi. Molto meno ha fatto in molti altri ambiti, non ultimo nel tentare di ritessere la laceratissima tela che avvolge corpo politico e corpo elettorale. La presa di coscienza del potere solitario ed indifferente (e presupponente e protervo) della casta politica, ha spesso giustamente indignato l’elettore, e altrettanto spesso ha funzionato da lubrificante della inclinazione tutta squisitamente italica a giustificare ogni propria e privata nefandezza quando questa coincida con il mal comune. Se porci e schifosi sono i nostri eletti, meno porco e schifoso mi sento io a comportarmi irritualmente. Quello che era sistema del precedente governo (la furbizia cenciosa, l’intelligenza delittuosa del venditore di registratori finti all’autogrill) è purtroppo soprovvissutto nel comportamento di una classe politica che ha moltissimo da farsi perdonare, e pochissimi meriti. Sinceramente: questo Parlamento è stato uno dei più tristi e squallidi degli ultimi anni, e oramai la distanza fra il Paese reale e il Palazzo si misura in anni luce. Un minimo, rantolante, finale e esiziale singulto di orgoglio di questo legislatura richiederebbe un governo tecnico ad orologeria: qualche mese per l’amministrazione ordinaria, per approvare una legge elettorale un po’ più degna del Porcellum Calderoliano e poi ad elezioni anticipate. Ma vi sono buone probabilità che si torni a votare con questa porcata di legge, che partorirà un’altra legislatura mostruosa come questa moribonda, anche se di segno opposto. Del resto, del capo dell’opposizione sappiamo ora con certezza che aveva un concetto così elevato del Parlamento da condurre battaglia politica tentando di comprare i voti dei senatori di maggioranza piazzando in tv le loro amanti e protette. Non c’è da aggiungere altro, se non che, per amor di precisione, ora conosciamo con certezza quello che sa fare al governo o all’opposizione: mercimonio. Ma qui di voleva sinceramente tributare onore a Romano: senza ironia. Ad un uomo che si è comportanto forse in maniera compassata e grigia, ma con senso dello Stato e spirito di servizio. Un uomo che si è preso per quasi due anni insulti e offese ovunque andasse, e che a questi non ha mai risposto in maniera che non fosse semplice cortesia, o più spesso silenzioso contegno. Ad un uomo che ha sempre voluto restare nell’ombra, che non ha mai esasperato i toni, che ha fatto, credo onestamente, quanto di meglio potesse fare con i numeri che aveva in Parlamento e con gli alleati che si trovava. Un uomo che ha manifestato sempre ed indefessamente contegno e dignità, che non si è mai lamentato, che non ha mai avuto un solo estro isterico, così frequente in colui che l’ha preceduto. Forse ha governato frenando in salita, forse a frenarlo era la zavorra politica caricata sulle sue spalle (l’altro credeva di correre e lo gridava col finestrino abbassato, ma la macchina era senza benzina, era come un bimbo che pernacchiando con la bocca pensava di far credere che il suo motore rombava e accellerava – povera Italia), però c’ha provato.Onore a Romano.Tanti auguri Italia e Italiani: ne abbiamo bisogno.