Paghi uno, prendi due.

No, non parliamo di politica. O non solo, o solo tangenzialmente. Parliamo di comunicazione e di come la si mette in bella, per iscritto: di grafica elettorale. Di cartelli, manifesti, persecuzioni visive varie. Uno ad uno, ma non discutendo di tutti i simboli in campo, vediamo cosa hanno da dire e come lo dicono, in vista delle prossime elezioni.

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“Paghi uno, prendi due” riassume bene l’intento elettorale del “Popolo delle Libertà” – di tutte, ma proprio tutte le Libertà. Questo deve essere chiarito già dall’enunciato che è esclusivo ed escludente: suggerisce larvatamente che gli altri popoli (elettoral-politici, s’intende) non rappresentano alcuna libertà, almeno di quel tipo di libertà che è enunciata ed evocata, e mai definita. Il perché paghi uno e porti a casa due è presto detto, al paragrafo seguente.Composizione politica.
Il PdL si compone di Forza Italia e Alleanza Nazionale: ne somma i due elettorati e cancella i simboli dei partiti che l’hanno generato: d’ora in poi – salvo contrordini – non esiste più ne’ FI ne’ AN. Esiste il PdL a cui elettoralmente si federa Lega Nord, qualsiasi cosa “federarsi”, in termini elettorali, significhi (ho il sospetto che “federare” sia il verbo jolly per i leghisti: ne han parlato così tanto e così a lungo, che ormai ha significati poliedrici. Pensate che non dicono “Mangiare”, ma “federare” una bistecca; non dormono su cuscini, ma su “federe” – ahhh).

Il medium.
Sono sempre stato affascinato dalla comunicazione di Forza Italia e della Lega Nord. AN mi è sempre parsa quasi normale e compassata, non so se rendo l’idea. Sono sofisticato, ma ogni manifesto partorito dai comunicatori di FI certamente laureati all’MIT o alla Cranbrook, mi ha sempre fatto pensare al bollettino degli sconti del discount di periferia. Ed ho un residuo di rispetto per chi quei manifesti li ha disegnati perché riesco ancora a pensare – con uno sforzo sempre maggiore – che ci sia una precisa volontà in ciò: vogliono fortissimamente che l’idea suggerita sia quella. Che susciti le stesse emozioni, la stessa speranza. Quale? Ma quella di fare un buon affare, suvvia. La merce – la stessa merce – la offre l’intero arco costituzionale: da destra a sinistra. Quella più conveniente ce l’abbiamo noi.
C’è della scienza, lasciate che ve lo dica.
C’è anche della sincera, totale, quasi zen, abnegazione: vergare quei manifesti così orridi, con quei font così brutti, quell’Impact o fors’anche un Arial MT Condensed Extra Bold vuol dire ammettere con protervia che Adrian Frutiger non è mai esistito.
Ma è il messaggio che conta, o meglio: è il destinatario, e il destinatario è l’indeciso. Forse meno che in America, dove gli indecisi decidono, in Italia contano pure quelli, e magari gli esperti del PdL son persuasi che ci sia da convincere un popolo che legge solo frasi che terminano col punto esclamativo: prezzi, offerte speciali, occasioni.
Per questo la comunicazione del PdL è così rozza e brutta che fa il giro completo: è geniale, indiscutibilmente.
Ma è, altrettanto indiscutibilmente, orrenda.