
Nella Sinistra Arcobaleno c’è dentro un po’ di tutto. Sinceramente non so esattamente che distillato di cosa siano e nemmeno mi interessa saperlo. Pensavo servisse ad avere indicazioni sulla loro denominazione, sul perché si chiamino così, ma la logica politica è antitetica alla logica umana, quindi. Due cose però si colgono facilmente: una da subito, un’altra più lentamente, e ti resta pure il dubbio.
Di partito di Sinistra si parla perché lo dice pure il nome (un bravo ai comunicatori: non sempre si ricordano che devono comunicare qualcosa oltre a scegliere il font più bello – e sbagliare invariabilmente nel farlo); “Arcobaleno” ha un senso solo per chi ha seguito il dibattito politico degli ultimi anni: c’entra – credo – col pacifismo, con i diritti omosessuali (infatti la celebre bandiera arcobaleno, poi adottata dai pacifisti, nacque originariamente come simbolo dell’orgoglio gay nella San Francisco del 1978). Quindi identifica l’anima pacifista di questo nuovo partito (o coalizione? O federazione? Ecchissenefrega), del resto implicita in un partito di sinistra, come dimostrò concretamente D’Alema appoggiando nel 1997 la missione militare della Nato in Kosovo.
Il logo.
Il rosso di “Sinistra” non ha bisogno di spiegazioni; la falce e il martello non vi trovan più spazio (e, del resto, son contese da così tanti partiti e partitelli e scissioni ed emulsioni del vecchio PCI che è più saggio lasciar perdere); l’Arcobaleno è verde (ci sono i Verdi dentro? Perché non riesco ad eccitarmi all’idea?), ma l’invenzione del logo è quell’arcobaleno incerto e parkinsoniano, con ogni dovuto e doveroso rispetto a chi ne è affetto. Che è quello, un’idea di arcobaleno? Una sua trasposizione grafica? Un encefalogramma mediamente piatto? Un tratto incerto, direi. Forse un mare increspato da onde colorate, come una superficie di mare ricoperta da una chiazza di petrolio fuoriuscito dall’ennesima petroliera che sta affondandando scinde i raggi solari incidenti, e li restituiscie scomposti nelle loro componenti cromatiche. Non ci credete? Provocate un disastro ambientale e poi mi fate sapere: il mare inquinato dall’oro nero ha un che di surreale e provocatoriamente poetico: è quasi bello, se non ci fosse quel gabbiano alla vostra destra che, mentre affoga, vi maledice, voi e la vostra poesia combustibile. I colori dell’arcobaleno ci sono tutti, a occhio e croce.
Il medium.
I mezzi non son tanti e lo si capisce dal sito. Gira su WordPress e impiega un template gratuito, a cui non han cambiato niente, manco l’immagine dell’header (che quagliava pure con i loro colori, del resto).
Il messaggio è quello dei comitati di base: il dibattito. Lunghi post socialmente interessanti dai quali ci strappa ahinoi un inevitabile sbadiglio. Non si capisce nemmeno chi forma che cosa, di cosa si parla, se questa Cosa ha dei candidati. Come al solito si han più informazioni dalle pagine di Costume Politico di Repubblica o il Corriere (normalmente le prime 29 pagine – i corrispondenti della stampa estera in Italia rimangono invariabilmente basiti constatando lo spazio che viene dedicato alla politica in Italia: solo il calcio merita analoghe attenzioni) o iniettandosi una puntata di Porta a Porta con Bertinotti, che viene presentato come appartenente a questa nuova formazione. Grazie dell’informazione: annoteremo diligenti che questa è la 80esima sembianza politica che questi simulacri repubblicani assumono, e parlo degli ultimi 10 anni solamente.
A sinistra si son mosse più cose che a destra, è innegabile: la Cosa, qualsiasi cosa fosse, si è parcellizzata in monadi impazzite, che si scindono a loro volta, cambiando nome e partorendo simboli vieppiù orrendi.
Ecco così infine incomprensibile allo straniero della politica italiana: la continua ed incessante variazione di configurazioni. Un magma che ribolle indefesso e non è trasformismo: è la politica italiana.
L’Italia è in decadenza, l’Italia è al tramonto: ma intanto si muove, fa casino: si riproduce per partogenesi, si autofeconda, implode e si coagula.
Cambia e non va mai da nessuna parte. Ti disorienta.
Come sappiamo fare impazzire una bussola noi, non c’è nessuno.


