Al di là della pietà umana che si può e deve provare per chi si imbarca alla volta dell’Italia sperando di trovarci un sentimento che in patria – nella sua malaugurata patria – non c’è, mi pare che la questione stia tutta nell’inclinazione così modaiola e aggiornata d’essere se stessi e gridarlo al mondo. A partire dalla piccata osservazione del PresdelCons che, a un De Bortoli che gli fa notare che sarebbe più consono al suo ruolo istituzionale frequentare ben altri consessi che non le festicciole di diciottenni cui lo legano mai chiariti rapporti, risponde che se non lo facesse non sarebbe più se stesso, si deduce che essere se stessi e manifestarlo è il modo di comportarsi, ed è sacrosanto. E se si è stronzi è giusto amplificare questa sgradevole condizione sociale e star bene con se stessi, esternando la propria stronzaggine. E’ un assunto che chiama il suo speculare (come nota Luca Sofri): cioé che, se si deve essere solo se stessi (e la condizione dell’esser stronzi è una di queste), non v’è spazio per migliorarsi.
Gli immigrati o chi tenta di esserlo (anche loro vogliono essere se stessi, PresdelCons) hanno stimolato una reazione facilmente prevedibile in questo governo: fuori dalle balle. Il governo è se stesso. Nessuna novità.
Il dettaglio che sfugge in questa epoca di epica agiografica è che il governo dovrebbe indicare qualche modesta – anche modestissima, financo fuggevole e sbiadita – possibile linea evolutiva del popolo in cui la ventura ci conta. Un buon programma di governo dovrebbe aver così a cuore le sorti dei suoi cittadini da pensare che si può migliorarne lo spirito e il tenore. Che bisognerebbe essere esemplari, almeno in qualcosa. E invece l’unica lettura che si da della sintonia fra il PresdelCons e il suo popolo è che “egli interpreta il sentimento degli italiani come l’opposione non sa fare”. Il che sarà verissimo, ma è tristissimo e disperante. Perché ho questa modesta illusione: che la mia pancia e i bassi istinti che la governano dicono “Che se ne stiano a casa loro”, ma qualcosa più in alto (e non è Dio; è appena poco più in su della pancia) dice “Bisogna averne cura e dimostrare solidarietà”. E’ un sentimento così di sinistra, della vecchia sinistra, e quindi terribilmente anacronistico. Ma è un sentimento universale, io credo, così universale che prevarrà comunque un bel giorno.
Potrà essere confortante per l’ego elefantiaco del PresdelCons sapere che il popolo è con lui, ma in definitiva un uomo di governo si misura nel quotidiano con il popolo e nel lungo periodo con la Storia. Fra qualche decennio vedremo cosa resterà di questi anni e del governo attuale. Quante delle assurde e conservatrici battaglie (l’eutanasia, per dirne una sola) saranno un dato acquisito o misureranno invece la miopia di questi tempi, perché il progresso civile avrà affermato definitivamente il primato dell’individuo sullo stato, se non altro per le questioni più umane e intime.
Confido in questo progresso che, inevitabilmente, supererà i dogmi e i governi proni al consenso popolare e a quello ecclesiale. Un uomo Infine libero di essere un se stesso migliore.
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