Il bordo, la cornice, la fine: perché gli ebook hanno ancora molta strada da fare.

kindle-right_hand_at_angle-copia1La buona notizia è che su un ebook reader si riesce a leggere un libro. La cattiva è che non dovrebbero farli progettare a degli ingegneri, e invece si ostinano.

E’ come se, superato (egregiamente) il problema tecnico dell’inchiostro elettronico, fossero tutti usciti a brindare, affidandosi al design svogliato e “a button-a function” degli ingegneri.

Così, leggendo il primo ebook che mi capitava su questo nuovo aggeggio, mi sono ritrovato a far scivolare lo sguardo sempre più ostinatamente sulla cornice piuttosto che sulla pagina. Perché l’aspetto sorprendente di un ebook reader è (e non è poco) che la pagina stampata elettronicamente trasmette la medesima sensazione di quella di carta: stessa (quasi) definizione, stesse (quasi) dimensioni, analogo contrasto. Se la leggi al sole poi, il vantaggio rispetto ad uno schermo retroilluminato è abissale: perché questo è illeggibile tanta più luce ambiente lo colpisce, mentre l’ebook reader ne ha solo un vantaggio. Il problema è che l’esperienza della lettura ha una dimensione temporale: non è semplicemente cartesiana, come dire. Non bastano una larghezza, una lunghezza e una profondità: c’è anche il tempo, che è quello durante il quale tieni in mano un libro, e lo sfogli, semplicemente. Ancora una volta, i vantaggi degli ebook sono notevoli: puoi leggerci un tomo di centinaia di pagine (adesso sto leggendo le 670 pagine di Moby Dick) e lui continua a pesare qualche centinaio di grammi. Ma certi vantaggi sono ormai sempre più scontati: il fatto di portarsi appresso 500 libri nei medesimi 150-200 grammi è una cosa che stupisce i gonzi, ma alla quale chi ha una anche modesta confidenza con i dispositivi digitali non fa neanche più caso. Non credo sia questa l’esperienza che i libri digitali dovrebbero permettere: questo è il punto di partenza, ed è anche una buona notizia, perché significa che, tecnologicamente almeno, i margini di miglioramento sono notevolissimi.

L’esperienza, si diceva: un’osservazione banale è che la pagina stampata è composta dal corpo del testo e dai margini che la incorniciano nei limiti fisici del foglio. Ci son regole tipografiche precisissime e inviolabili al riguardo: una buona edizione si misura anche dalla generosità (e non dalle sperpero, ben s’intenda) dei suoi margini: perché lì il lettore puoi annotare, chiosare, lasciare un appunto. Che magari rileggerà fra qualche anno, o che qualcun’altro leggerà. Son gli stessi margini che i tascabili – meritevoli di una benvenuta democratizzazione della lettura – hanno però massacrato: in termini economici, il margine è uno spreco, è carta in più che serve a stampare un altro tascabile (i tascabili non han margini, o quasi).

I margini di un libro sono insomma la cornice d’un quadro, o il limite discreto  tral’immaginazione (la pagina, il racconto) e la realtà (l’ambiente in cui leggiamo). Gli ebook reader hanno dei margini progettati da degli ingegneri un po’ frettolosi, e un ingegnere risolve problemi ed è più interessato al fatto che il problema sia risolto e non a come è risolto. Se c’è da introdurre una funzione in un dispositivo elettronico, la sua traduzione fisica sarà un tasto: una funzione per un tasto, un tasto per ogni funzione, verrebbe da dire.
Ecco: la desolante cornice che inquadra la pagina elettronica è spesso martoriata di tasti di diverse fogge (l’assunto si complica sempre più: un tasto per ogni funzione, e un tasto diverso per ogni diversa funzione) che sono sempre odiosamente presenti alla vista e alla fine distraggono. Non li si vorrebbe vedere perché l’occhio e la mente, mentre leggono, mantengono due fuochi distinti: uno sul testo, e uno intorno. E intorno trovano intoppi visivi, cornici mal progettate, il disvelamento dell’inganno: non è un libro vero quello su cui sto leggendo, ma una sua emulazione.
Il fatto è insomma che l’ebook ha delle potenzialità che sono state solo in parte esplorate (esattamente, si badi, come quelle che aveva l’iPhone anni fa – nemmeno Apple, ci giurerei, si era resa conto di cosa avesse inventato): ad di là dell’ovvio (la notevole capacità di immagazzinare dati – che tende all’infinito con il massimizzarsi delle capacità di storage delle memorie, l’integrazione con le reti, la possibilità di prendere appunti ecc.), l’ebook latita ancora pesantemente rispetto all’esperienza che dovrebbe fornire più istintivamente: quella di permettere di leggere un libro.

Per molti versi è la realizzazione – ancora teorica…molto teorica – di un metalibro: un libro che ne contiene altri, e contiene le note del lettore, che diventano un libro parallelo e diverso. Tutto ciò è adesso già possibile, ma all’interno di una cornice che non è per niente sexy, per tornare ad un mio cruccio passato.

Per questo motivo, e per concludere, ho preparato i compiti per casa per i nostri amici ingegneri, cui in fondo io voglio bene.

COSTRUISCI L’EBOOK PERFETTO.
Il tuo compito è risolvere tecnicamente il seguente problema. Bada che quella fornita di seguito è la soluzione: tuo compito è studiare come arrivarci, non ottenerla.

- Dimensioni: 140x220x10 mm (sono le dimensioni, spessore a parte, di un Adelphi, uno standard indiscutibile)
- Lo schermo deve occupare il 95% del pannello frontale
- La cornice che lo contiene deve avere uno spessore massimo di 5 mm ed essere complanare con lo schermo stesso
- E’ ammesso l’utilizzo di un solo tasto meccanico, ed è quello con scritto sopra ON/OFF, ma non è necessario che lo specifichi, si capirà
- Lo schermo è sensibile al tatto
- Ogni menu contestuale appare a schermo, e su sollecitazione del lettore (prenditi un iPhone e studiatelo: l’interfaccia non deve essere onnipresente, soprattutto quando è fisica; basta che appaia quando serve)
- Per sfogliare le pagine basta toccare il margine destro (per procedere), e il sinistro (per tornare indietro)
- Il menu principale è attivato toccando il bordo inferiore del foglio

So che ce la puoi fare, amico ingegnere.
Ricorda un semplice assunto, anzi: stampatelo bello in grande e inchiodalo al muro di fronte a te: stai progettando una pagina magica, non un libro. Non pensare alla profondità: pensa in bidimensionale.
Hai già inventato una tecnologia straordinaria: l’e-ink, l’inchiostro elettronico. Ma è un po’ come avere inventato la ruota e non aver ancora capito che sarebbe più utile se la attaccassi ad un carro assieme alla sua gemella. Non hai in mano una soluzione, ma solo un modo per arrivarci.

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  1. September 26, 2009 nybudepobo