Una casa per la cultura.

Villanueva Public Library

In Colombia si sono messi in testa che finanziare ed investire nella cultura ha un qualche senso, ed è sconvolgente perché in Italia accade esattamente il contrario. Il mondo è vagamente sferico, ma fortunatamente diverso e vario: vi sono luoghi dove l’azione della cultura non è solo letta nell’ottica del divenire di quella popolare (che è l’unica ormai indagata come tale, e che aderisce ormai perfettamente a quella dei media e della televisione), ma nel depositarsi e fortificarsi del sapere. E dei luoghi che la conservano.

Lo spirito di progetti come la biblioteca di Villanueva dello studio Parapolis (Meza + Piñol + Ramírez + Torres) o di quella di España di Giancarlo Mazzanti a Santo Domingo in Colombia (2005 progetto, 2007 costruzione) è, oltre a conservare e rendere pubblica ed accessibile la cultura, quello di proporsi come progetti sociali, che coinvolgono e riqualificano la comunità. Nel primo caso attraverso l’utilizzo di materiali locali assemblati in maniera inedita (gabbie metalliche riempite di pietre – usualmente utilizzate nei conenimenti stradali – e pareti “tessute” in assi di legno di pino ricavato nei dintorni); nel secondo attraverso la costruzione di due volumi massivi ed impenetrabili strategicamente posti in un quartiere fra i più degradati di Santo Domingo.

La forza degli edifici culturali è insita nella loro debolezza: sono inutili (apparentemente). Conservano ed espongono ciò che richiede riflessione ed attenzione, cura e disinteresse (economico). La loro forza sta appunto in ciò: nell’essere percepiti dal potere economico come forze neutre, indifferenti. Eppure hanno la capacità di attivare spesso volani sociali in grado di modificare sensibilmente la realtà locale: così accadde e continua ad accadere per i musei e le gallerie d’arte (Soho, negli anni ’80, la Tate Modern a Londra, più recentemente, sono sorti in quartieri marginali ed abbandonati, per poi generare un interesse prima culturale e poi inevitabilmente economico che ha portato all’apprezzamento degli immobili contigui. Spesso ex-spazi industriali abbandonati (i laboratori manifatturieri di Soho, quelli di Dumbo a Brooklyn, o le ex centrali a carbone, come la Tate Modern) hanno fornito il contesto in grado di accogliere un nuovo testo: scritto solo dalla cultura e dalla sua produzione e diffusione.

Ora l’esempio pare essere stato recepito in Colombia in una chiave inedita: non si tratta solo di convertire ed immaginare una nuova vita di edifici esistenti, ma piuttosto di progettarne di nuovi. In contesti spesso socialmente difficili, ma coinvolgendo la popolazione e dimostrandole, semplicemente, che vi è un interesse della comunità: un progetto, non solo architettonico, ma culturale, nel senso più lato.
L’architettura l’accoglie, l’uomo la abita.

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  1. September 24, 2009 bupyjiqo