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	<title>MF+TDC &#187; 01 Politica</title>
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	<description>This is Metafluxus+The Design Council.</description>
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		<title>Venerdì 17.</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Dec 2010 09:13:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martino Pietropoli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Questa è la cronistoria &#8211; per chi ha la pazienza di leggerla &#8211; di quel giorno, forse due, in cui divenni famoso per aver imbarazzato Silvio Berlusconi usando le sue stesse parole. Tutto accadde fra il 16 e il 19 dicembre 2010. 16 dicembre Il pomeriggio di quel giovedì lessi un tweet di un mio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="topcolumn" title="image" src="http://www.thedesigncouncil.eu/wp-content/uploads/2010/12/image.jpeg" alt="image" width="440" height="320" /></p>
<p>Questa è la cronistoria &#8211; per chi ha la pazienza di leggerla &#8211; di quel giorno, forse due, in cui divenni famoso per aver imbarazzato Silvio Berlusconi usando le sue stesse parole.<br />
Tutto accadde fra il 16 e il 19 dicembre 2010.</p>
<p><strong>16 dicembre<br />
</strong>Il pomeriggio di quel giovedì lessi un tweet di un mio contatto che<br />
suggeriva di inviare tweet al Parlamento Europeo perché questi sarebbero apparsi su di un videowall. Si trattava di un esperimento per mettere in contatto i cittadini europei con i loro governanti. Era sufficiente inserire nel testo l&#8217;hashtag #EUCO e non era previsto alcun tipo di moderazione. Pensai fosse l&#8217;occasione giusta per mettere in atto una civile protesta: plateale, ma non offensiva, anche per evitare qualsiasi strascico legale. Purtroppo per lui, il nostro primo ministro è fin troppo munifico di dichiarazioni imbarazzanti. Pensai di non dire quel che penso di lui, ma di farlo dire a lui stesso, attraverso le sue parole.<br />
Cercai in Google &#8220;<a href="http://www.bookrags.com/quotes/Silvio_Berlusconi">Quotes Berlusconi</a>&#8221; e in un attimo, copiando e incollando, aggiunsi l&#8217;hashtag #EUCO. Pubblicai anche cose che mi facevano davvero ridere, tipo quella che lui, essendo un primo ministro, è nell&#8217;impossibilità di mentire. E poi quelle più odiose. Cercai quelle che potevano essere capite anche all&#8217;estero, e le pubblicai in inglese. Firmavo semplicemente &#8220;Mr Berlusconi&#8221;, ma il mio nome c&#8217;era, assieme alla mia faccia. Stavo solo citando Berlusconi, non lo stavo offendendo o ingiuriando. Intanto altri miei contatti su Twitter mi informarono che i miei tweet non apparivano. Qualcosa non andava, forse un filtro, forse stavano escludendo i tweet che contenevano il nome &#8221;Berlusconi&#8221;. Pensai fosse solo un ritardo tecnico, perché eravamo in migliaia contemporaneamente a pubblicare. Provai a scrivere il suo come come &#8220;BER****ONI&#8221;, in modo da aggirare il filtro e la cosa sembrava funzionare. Finalmente apparvero. Mi informarono poi che in sala stampa a Bruxelles c&#8217;era scompiglio e che lo schermo era stato spento dopo che era apparso il mio tweet su Berlusconi apologo di Mussolini. Non pensai a censure o altro. Pensai solo che il risultato era stato raggiunto: era talmente imbarazzante quello che tutti avevan letto che si era preferito abortire l&#8217;esperimento.  Fino a venerdì 17 non ci pensai più.</p>
<p><strong>17 dicembre<br />
</strong>Qualcuno mi disse di leggere <a href="http://euobserver.com/843/31532">un bollettino politico </a>della Comunità Europea in cui si parlava di quanto accaduto. Parlava delle offese più gratuite e pesanti (&#8220;pedofilo&#8221;, &#8220;mafioso&#8221;) e della decisione di interrompere l&#8217;esperimento dopo che qualcuno aveva iniziato a riportare citazioni dello stesso Berlusconi. Io non vengo menzionato, ma mi riconosco perfettamente. Rido e penso ad altro. Nel pomeriggio, verso le 15.30, altri contatti iniziarono massicciamente a segnalarmi che dell&#8217;accaduto parlava pure il <a href="http://www.guardian.co.uk/world/2010/dec/17/tweet-wall-eu-berlusconi-insults?INTCMP=SRCH" target="_blank">Guardian Online</a>. Lessi e per la prima volta venivo citato, account twitter, nome e cognome e professione: &#8220;Italian designer&#8221;, mi definivano. Capii che la cosa iniziava a farsi più grande di quanto prevedessi, ma ero impegnato. Cercai di controllare l&#8217;evolversi della cosa: ormai la notizia che ero sul Guardian esplode, letteralmente. La retweettano a decine. Inizio a sentire una certa pressione. Vidi, controllando Twitter, un susseguirsi di decine e decine di mention. Decine di persone che si complimentavano. Un solo tweet però attirò la mia attenzione: era di una ragazza che non conoscevo, diceva solo &#8220;<em>L&#8217;Ansa ti sta cercando</em>&#8220;. Risposi &#8220;<em>Ahahhahaha</em>&#8220;. Dopo qualche minuto controllai nuovamente e questa mi riscrisse &#8220;<em>Non è uno scherzo: come possono mettersi in contatto con te?</em>&#8220;. Risposi che non potevo, che mi sarei reso reperibile al più presto. Chiamai dopo poco  il giornalista, un tale Esposito, dell&#8217;Ansa. Il tono fu molto colloquiale e disteso. Gli spiegai come si erano svolti i fatti. Mi chiese solo se avessi per caso ricevuto pressioni per smettere di scrivere, se qualcuno mi aveva contattato. Niente del genere, gli dissi, non pensavo affatto di essere stato censurato. Gli dissi solo &#8220;<em>Non mi pare di aver fatto niente di illegale, ho solo citato Berlusconi</em>&#8221; e lui mi rassicurò, dicendomi però paternamente &#8220;<em>Sai, ricordargli proprio quello che han detto </em><em>loro stessi, è questo che li fa arrabbiare</em>&#8220;.  Su twitter la cosa era ormai fuori controllo: ricevevo decine di messaggi, tutti &#8211; e ripeto tutti &#8211; di stima e appoggio incondizionati. Di persone che conoscevo, ma anche di sconosciuti. Viene lanciato l&#8217;hashtag #mpietropoli per farmi entrare nei trend topics, ossia negli argomenti più discussi di twitter della giornata. Il tono di tutti è scherzoso, goliardico, spesso di semplice incoraggiamento. Alcuni si chiedono chi è &#8220;mpietropoli&#8221;, altri glielo spiegano, altri si accodano. Alle 20 di venerdì 17 dicembre ero il secondo argomento più dibattuto su twitter in Italia. Dopo cena ero sull&#8217;edizione online del <a href="http://gazzettino.it/articolo.php?id=131178&amp;sez=NORDEST&amp;ctc=80&amp;ordine=desc" target="_blank">Gazzettino</a>, ormai individuato come un architetto di Rovigo, con nome e cognome. Poco dopo ero sul <a href="http://thelede.blogs.nytimes.com/2010/12/17/anti-berlusconi-tweets-fill-summit-screens/?scp=1&amp;sq=pietropoli&amp;st=cse" target="_blank">New York Times</a>. Ero sbalordito e attonito, l&#8217;ansia ormai chiaramente percepibile. Da sconosciuto, nel giro di poche ore apparivo sul Guardian e sul New York Times. Lessi fino alle 3 del mattino qualcosa come 4-500 tweets di supporto e partecipazione. Ne contai 2-3 di critica, ma una critica civile e condivisibile. Ero commosso, ma anche abbastanza in ansia. Trovai pure una pagina dedicata a me su <a href="http://www.facebook.com/pages/Io-sto-con-mpietropoli/185931288087081" target="_blank">Facebook</a>, intitolata &#8221;Io sto con mpietropoli&#8221; o qualcosa del genere. Lasciai un messaggio sulla loro bacheca, dicendo che non ne ero l&#8217;autore, ma che ringraziavo del supporto. La cosa iniziava però a infastidirmi: c&#8217;era anche chi usava la mia identitá pubblica per aprire pagine su Facebook anche se, per carità, per testimoniare stima e affetto. Andai a letto, dormii pochissimo.</p>
<p><strong>Sabato 18<br />
</strong>La rete si risvegliò e riiniziò a girare la giostra: ora in edicola c&#8217;erano anche i giornali cartacei e chi non usa internet lesse e mi chiamò. Iniziavano a diffondersi gli articoli che mi riguardavano. Scrissi poco o niente su Twitter: ringraziai solo chi mi aveva sostenuto, ma chiesi loro cortesemente di contenersi. Non amo affatto essere celebrato e non ero abituato a quella improvvisa notorietà.  Per tutta la giornata andò così: amici che mi chiamavano o mi scrivevano e mi manifestavano solidarietà, altri che incontrai per strada e mi sorridevano. Per l&#8217;intera giornata sperai solo che tutto finisse presto. Avevo sonno arretrato e non mi piaceva essere al centro dell&#8217;attenzione. Pensavo alle possibili ripercussioni della vicenda, specie sulla professione. Qualche giornalista mi cercò, ma non aveva il mio cellulare e sull&#8217;elenco non ci sono. Ai famigliari dissi di dire che avevo già detto tutto quello che avevo da dire.  Verso sera mi riappopriai lentamente della normalità.</p>
<p>Da sabato in poi le acque si calmarono.</p>
<p>Credo di aver operato come ho operato perché, pur non considerandero la democrazia il miglior sistema di governo che l&#8217;uomo abbia saputo darsi, la reputo pur sempre il meno peggiore. Quindi ho ben chiaro che essa contempla il dissenso, e credo che questo, quando sia esercitato civilmente (ed intelligentemente, aggiungo immodestamente parlando di me) non è mai di nocumento ad alcuno, se non al Potere più sordo e corrotto, che ha a cuore la propria conservazione e non il Bene Comune. Riflettevo sul mio stato d&#8217;animo ed ho concluso che esso era sì giustificato dall&#8217;improvvisa sovraesposizione mediatica, ma anche, soprattutto, dal clima in cui viviamo.</p>
<p>È un clima sociale, politico e culturale che non censura esplicitamente il dissenso, ma in forme più subdole lo rende inopportuno, impraticabile. È un modello culturale che sovrappone e fa coincidere la figura sociale a quella politica, tanto che non si è più nella possibilità, specie nelle libere professioni, di avere opinioni politiche esplicite senza che queste minino e oscurino la libertà e capacità di giudizio in altri ambiti. La politica, che nel &#8217;92 pareva in fortissima e irreversibile crisi, è risorta più forte e infida che mai. Permea ogni strato e informa ogni giudizio. È, in parole povere, opprimente. Se, mi ripetevo, le cose non stessero così, che timore dovrei mai avere che questa mia azione possa sortire altro effetto che non quello di una semplice protesta politica?  Cosa avevo da temere?  L&#8217;argomento più usato dai (pochi) detrattori è stato che era scorretto e dannoso infangare la figura del primo ministro all&#8217;estero. A questa obiezione posso rispondere in due modi: uno più irresponsabile, ed è che si trattava di Bruxelles, ma poteva essere Milano o Siracusa. Non conta si fosse all&#8217;estero, ma conta che quel giovedì vidi un&#8217;opportunità e la colsi. Sinceramente non pensai alla magnitudo dell&#8217;eco che avrebbe provocato la protesta. Forse pensavo che una protesta è sempre lecita se condotta lecitamente, e che fosse dove capitava, non importava. L&#8217;altro modo di rispondere è invece che non mi sento di certo in difetto o responsabile o colpevole se imbarazzo un premier all&#8217;estero, perché per farlo utilizzo le sue stesse parole. Lui imbarazza l&#8217;Italia in primo luogo, noi siamo imbarazzati dalla sua incapacità di avere un comportamento decoroso, e lo dimostrano le stesse allucinanti dichiarazioni che è capace di partorire. L&#8217;ho imbarazzato con lo stesso imbarazzo che lui stesso ha provocato.</p>
<p>Questo argomento, infine, mi pare quello di coloro che, durante ogni guerra, vengono definiti antipatriottici se si oppongono alle scelte del loro governo, come se il governo coincidesse con la nazione, come se fosse un buon governo quello che dimentica che amministra la res publica sia su mandato di chi lo sostiene, ma anche a nome di chi non lo sostiene.</p>
<p>Più passano i giorni e meno mi pento di quello che ho fatto, ammesso che l&#8217;abbia mai fatto. So di aver avuto ragione, so che il gesto è stato interpretato come una protesta intelligente e dannosa solo per chi, in primo luogo, ha messo alla berlina l&#8217;onore italiano all&#8217;estero.  Io posso poco, ma ho dimostrato di poter far qualcosa di piccolo, ma significativo attraverso un computer, con un po&#8217; di memoria, e con un gesto che qualcuno ha definito &#8211; e lo ringrazio infinitamente per questo &#8211; &#8220;D&#8217;Annunziano&#8221;. Un proclama, un grido, una dimostrazione, un gesto forse inutile, ma motivato dal disinteresse personale e dall&#8217;amore che ho per questo nostro Paese. Sentimenti che, credo fermamente, sono totalmente sconosciuti a quell&#8217;uomo che ci governa. O almeno fa finta di fare, fra una gaffe e l&#8217;altra, fra una bassezza e l&#8217;altra.</p>
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		<title>Il fighettismo: la chiusura di Condor.</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Dec 2009 23:22:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martino Pietropoli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Recentemente è andata in onda l&#8217;ultima puntata di Condor, programma condotto da Luca Sofri e Matteo Bordone. Dei blog che leggo di solito si son levate dolenti proteste, velate e neanche tanto accuse alla nuova dirigenza di Radio Due che gli preferirebbe un nuovo reality radiofonico, qualsiasi orrenda cosa ciò significhi. Non seguivo Condor, quindi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-1145" title="schermata-2009-12-22-a-174005" src="http://www.thedesigncouncil.eu/wp-content/uploads/2009/12/schermata-2009-12-22-a-174005-440x246.jpg" alt="schermata-2009-12-22-a-174005" width="440" height="246" /></p>
<p>Recentemente è andata in onda l&#8217;ultima puntata di Condor, programma condotto da <a href="http://www.wittgenstein.it/" target="_blank">Luca Sofri </a>e <a href="http://www.freddynietzsche.com/" target="_blank">Matteo Bordone</a>.</p>
<p>Dei blog che leggo di solito si son levate dolenti proteste, velate e neanche tanto accuse alla nuova dirigenza di Radio Due che gli preferirebbe un nuovo reality radiofonico, qualsiasi orrenda cosa ciò significhi.</p>
<p>Non seguivo Condor, quindi prendete con un ragionevolissimo dubbio il mio pensierino, che è il seguente: non che l&#8217;atteggiamento ne dovesse necessariamente decretare il destino (di trasmissioni radiofoniche di nicchia ce ne possono essere, eccome), ma ho come l&#8217;impressione che i due siano vittime di un certo fighettismo. Il fighettismo è l&#8217;equivalente moderno dello spasmodico tentativo adolescenziale di scoprire prima di ogni altro il nuovo gruppo musicale imperdibile, un attimo prima che questo diventi famoso. Oppure il nuovo regista, il nuovo scrittore. Ammantato d&#8217;oscurità, comprensibile solo a se stesso, il fenomeno è individuato dai media mainstream, musicalmente e cinematograficamente, come <em>indie. </em>Con l&#8217;India non c&#8217;entra niente: sta per &#8220;indipendente&#8221; e definisce un atteggiamento culturale libero dalle costrizioni della grande industria dell&#8217;intrattenimento (mai sentito parlare delle etichette discografiche indipendenti? Delle produzioni cinematografiche indipendenti? Beh, quella roba lì).</p>
<p>Un&#8217;insidia che minaccia costantemente la realtà indie è l&#8217;autoreferenzialità: le individualità che costituiscono le comunità indie, formate in maniera spesso casuale, ancor più spesso per genuina comunione di interessi e scopi, si sviluppano armonicamente sino a quando non si sentono minacciate dall&#8217;esterno, e l&#8217;esterno è invariabilmente il pericolo di diventare mainstream, popolari, manipolabili, forse. Più la comunità si ingrandisce, più è improbabile che accetti nuovi membri. Non è per calcolo, ma per sua stessa costituzione: più popolare diventa, più si discosta dalla sua natura, che è necessariamente intellettualmente elitaria e sofisticata.</p>
<p>Ho collegato i punti quando ho letto un commento riguardo alla chiusura di Condor, che diceva pressapoco che, forse, il calo di pubblico registrato era dovuto ad una scelta un po&#8217; troppo selettiva degli argomenti trattati: spesso pareva che parlassero di cose che intendevan solo loro e che interessavan solo a loro. Ripeto: l&#8217;avrò ascoltato una sola volta, ma seguendo Wittgenstein e Freddie Nietzsche posso immaginare a cosa si alludesse.</p>
<p>Questa sera invece leggo distrattamente <a href="http://twitter.com/mante/status/7210038386">un commento </a>di <a href="http://www.mantellini.it" target="_blank">Massimo Mantellini</a> da twitter che dice:</p>
<p style="padding-left: 30px;"><em>Bel pezzo di Luca su Kurzweil su Wired di dicembre</em></p>
<p>Twitter non è l&#8217;anagrafe: ci si iscrive volontariamente, quindi, decidendo di seguire quel che dice Mantellini, si accetta di dare per scontate certe cose, o di conoscerle. Un commento del genere è incomprensibile al 99,98% della popolazione italiana. Il problema non è evidentemente di Mantellini: il suo scopo non è quello di essere comprensibile a millantamila persone. Non gli interessa, probabilmente. Infatti assumo quanto sopra come sintomatico di un discorso decisamente autoreferenziale, che, tradotto, diventa:</p>
<p style="padding-left: 30px;"><em>Bel pezzo di Luca (Sofri) su Kurzweil (non ho idea di chi parli &#8211; ho pensato a Kurtz, quello di Apocalypse Now, fate un po&#8217; voi) su Wired di dicembre (si capisce, almeno, che è una rivista mensile)</em></p>
<p>In sintesi un esempio abbastanza chiaro di cosa è il fighettismo: un&#8217;espressione intellettuale e culturale sicuramente di un certo momento, ma significativa fin tanto che non rimbalza nella sua autoreferenzialità: Luca e Massimo si sono capiti, e col loro qualche altro.</p>
<p>Il fighettismo, in definitiva, non si prefigge di certo di evolversi sino a diventare popolare e comprensibile: è giustamente nella sua ragion d&#8217;essere un buon livello di incomprensibilità. Qualora infatti le piacevoli distrazioni intellettuali con cui il fighettismo si pasce diventino popolari e, infine, volgari (nel senso del volgo), la loro natura è corrotta, e non è più divertente. Sufjan Stevens che suona per uno spot Vodafone è ormai perso (prego ciò non accada mai), ma della buona musica indie di Bright Eyes in Nip/Tuck, per dire, ancora ancora ci sta.</p>
<p>E a dirvelo è uno snob di merda.</p>
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		<title>La politica è la prosecuzione dell&#8217;arte, con pochi mezzi &#8211; Jonkind</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Dec 2009 16:45:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div class="posterous_bookmarklet_entry"> <a href="http://www.jonkind.com/2009/12/la-politica-e-la-prosecuzione-dellarte-con-pochi-mezzi.html"><img src="http://posterous.com/getfile/files.posterous.com/mftdc/ikHzsJqwwBjysFHosreFGrluuDfIyIqpwlAjCbdhAJctxGECcoHoAEcEEFAl/media_httpwwwjonkindcomfioriaranciojpg_smfBFwofIuHpdhl.jpg.scaled500.jpg" width="390" height="269"/> </a>
<div class="posterous_quote_citation">via <a href="http://www.jonkind.com/2009/12/la-politica-e-la-prosecuzione-dellarte-con-pochi-mezzi.html">jonkind.com</a></div>
</p>
</div>
<p style="font-size: 10px;">  <a href="http://posterous.com">Posted via web</a>   from <a href="http://mftdc.posterous.com/la-politica-e-la-prosecuzione-dellarte-con-po">MF+TDC&#8217;s posterous</a>  </p>
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		<title>This is a good example of what &#8220;being cool&#8221; means.</title>
		<link>http://www.thedesigncouncil.eu/2009/12/22/this-is-a-good-example-of-what-being-cool-means/</link>
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		<pubDate>Tue, 22 Dec 2009 18:40:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[via flickr.com Posted via web from MF+TDC&#8217;s posterous]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="posterous_bookmarklet_entry"> <a href="http://www.flickr.com/photos/whitehouse/4190811941/"><img src="http://posterous.com/getfile/files.posterous.com/mftdc/pdzevjFofqDdjxysutjmcwxxarpdayImIzbmJHCcsicBtxJawAveAIklyxxz/media_httpfarm3staticflickrcom2727419081194198497f9c4djpg_kDunanyJckbmDoa.jpg.scaled500.jpg" width="440" height="300"/> </a>
<div class="posterous_quote_citation">via <a href="http://www.flickr.com/photos/whitehouse/4190811941/">flickr.com</a></div>
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<p style="font-size: 10px;">  <a href="http://posterous.com">Posted via web</a>   from <a href="http://mftdc.posterous.com/this-is-a-good-example-of-what-being-cool-mea">MF+TDC&#8217;s posterous</a>  </p>
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		<title>Dedicata a Ellekappa &#8211;</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Dec 2009 09:04:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martino Pietropoli</dc:creator>
				<category><![CDATA[01 Politica]]></category>
		<category><![CDATA[07 Fotografia]]></category>

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		<description><![CDATA[via tweetie Posted via web from MF+TDC&#8217;s posterous]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://posterous.com/getfile/files.posterous.com/mftdc/cwIoHiwpEuprAEqbrpFddDHvbpxglzlDugFEwzpHchlClybxtfBkiHsonbAl/image.jpg.scaled500.jpg" width="450" height="520"/> </p>
<div class="posterous_quote_citation">via tweetie</div>
<p style="font-size: 10px;">  <a href="http://posterous.com">Posted via web</a>   from <a href="http://mftdc.posterous.com/dedicata-a-ellekappa">MF+TDC&#8217;s posterous</a>  </p>
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		<title>Art is Freedom, and Fuck U all: SOCIAL CIRCUS &#8211; Contemporary Standard</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Dec 2009 16:04:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martino Pietropoli</dc:creator>
				<category><![CDATA[01 Politica]]></category>
		<category><![CDATA[03 Arte]]></category>

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		<description><![CDATA[via contemporarystandard.com Art is like a big stomach: it takes reality, chews it up, and digests it. What comes out is a different piece of reality: more precious because it&#8217;s able to add a meaning to it, to explain what is reality. Max Papeschi&#8217;s paintings are like this: I can hardly imagine an image so [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="topcolumn"> <a href="http://www.contemporarystandard.com/2009/12/social-circus/"><img src="http://posterous.com/getfile/files.posterous.com/mftdc/gDBHchpvlpvvEriznyopfFFjdsxIhBpDtrosyjrsutHfmrsdmfzjDemGAsrk/media_httpwwwcontemporarystandardcomwpwpcontentuploads200912socialcircusjpg_fmDgttyhioephye.jpg.scaled500.jpg" width="440" height="400"/> </a>
<div class="posterous_quote_citation">via <a href="http://www.contemporarystandard.com/2009/12/social-circus/">contemporarystandard.com</a></div>
<p>Art is like a big stomach: it takes reality, chews it up, and digests it. What comes out is a different piece of reality: more precious because it&#8217;s able to add a meaning to it, to explain what is reality. <br />Max Papeschi&#8217;s paintings are like this: I can hardly imagine an image so strong and powerful in displaying the mess that Italy 2009 is. It&#8217;s exactly like that: the power which gives the finger, and fuck u all.</p>
</div>
<p style="font-size: 10px;">  <a href="http://posterous.com">Posted via web</a>   from <a href="http://mftdc.posterous.com/art-is-freedom-and-fuck-u-all-social-circus-c">MF+TDC&#8217;s posterous</a>  </p>
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		<title>La differenza.</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Nov 2009 08:52:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martino Pietropoli</dc:creator>
				<category><![CDATA[01 Politica]]></category>
		<category><![CDATA[10 Società]]></category>
		<category><![CDATA[Battista]]></category>
		<category><![CDATA[berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[degenerazione]]></category>
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		<category><![CDATA[Gheddafi]]></category>
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		<description><![CDATA[Caro PG Battista, non leggo nemmeno fino in fondo il suo pezzo. Assumo che il titolista non abbia tradito la profondit&#224; del suo pensiero. Se non ho inteso male, se il PresdelCons fa il galletto con delle ragazze siam tutti ad indignarci, ma se lo fa Gheddafi, non si alza alcuno scudo (dei benpensanti).&#160; Verissimo.Con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Caro PG Battista, non leggo nemmeno fino in fondo <a href="http://www.corriere.it/esteri/09_novembre_18/battista_84ba5cfa-d40f-11de-a0b4-00144f02aabc.shtml#" target="_blank">il suo pezzo</a>. Assumo che il titolista non abbia tradito la profondit&agrave; del suo pensiero. Se non ho inteso male, se il PresdelCons fa il galletto con delle ragazze siam tutti ad indignarci, ma se lo fa Gheddafi, non si alza alcuno scudo (dei benpensanti).&nbsp;</p>
<p>Verissimo.<br />Con qualche leggera differenza e distinguo.</p>
<p>
<ol>
<li>Gheddafi non &egrave; il presindente del Consiglio italiano</li>
<li>Gheddafi non ha offerto candidature alle sgallettate</li>
<li>Le suddette sono liberissime di andare alle feste che vogliono, sentendosi umiliate o nobilitate</li>
</ol>
<p>Non &egrave; difficile. Parlando di Marrazzo lei &egrave; giunto alla conclusione che doveva dimettersi perch&eacute; ricattabile. Non l&#8217;ha fatto per Silvio, ma pazienza.</p>
<p>Confido nell&#8217;evoluzione della specie.&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="font-size: 10px;">  <a href="http://posterous.com">Posted via web</a>   from <a href="http://mftdc.posterous.com/la-differenza">MF+TDC&#8217;s posterous</a>  </p>
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		<item>
		<title>Per fortuna.</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Nov 2009 17:22:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[01 Politica]]></category>
		<category><![CDATA[berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[legge]]></category>
		<category><![CDATA[processo breve]]></category>
		<category><![CDATA[riforma giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[salviamo il culo a Berlusconi]]></category>

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		<description><![CDATA[E m&#8217;&#232; di conforto il pensiero che da domani mi potranno processare solo in sei anni. Devo solo commettere qualche reato, adesso. Posted via web from MF+TDC&#8217;s posterous]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: lucida grande, tahoma, verdana, arial, sans-serif; font-size: 11px; color: #808080;"><br />
<h3 class="GenericStory_Message" style="font-size: 13px !important; color: #333333; font-weight: normal; padding: 0px; margin: 0px;">E m&#8217;&egrave; di conforto il pensiero che da domani mi potranno processare solo in sei anni. Devo solo commettere qualche reato, adesso.</h3>
<p>  </span></p>
<p style="font-size: 10px;">  <a href="http://posterous.com">Posted via web</a>   from <a href="http://mftdc.posterous.com/per-fortuna">MF+TDC&#8217;s posterous</a>  </p>
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		<title>Con la mazza ferrata in mano.</title>
		<link>http://www.thedesigncouncil.eu/2009/06/24/con-la-mazza-ferrata-in-mano/</link>
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		<pubDate>Wed, 24 Jun 2009 16:36:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martino Pietropoli</dc:creator>
				<category><![CDATA[01 Politica]]></category>
		<category><![CDATA[10 Società]]></category>

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		<description><![CDATA[Attendevo, ben sapendo che mai avrei scritto &#8211; nè prima, nè poi &#8211; alcunché sul vomitevole stato dell&#8217;Italia 2009. Attendevo che qualcuno ne scrivesse in maniera coincidente a quanto avrei fatto io, se mai fossi stato così bravo, preciso, puntuale, potente, devastante. Quindi copio paro paro la straordinaria lettera di Don Paolo Farinella al cardinal [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Attendevo, ben sapendo che mai avrei scritto &#8211; nè prima, nè poi &#8211; alcunché sul vomitevole stato dell&#8217;Italia 2009. Attendevo che qualcuno ne scrivesse in maniera coincidente a quanto avrei fatto io, se mai fossi stato così bravo, preciso, puntuale, potente, devastante.</p>
<p>Quindi copio paro paro la straordinaria lettera di Don Paolo Farinella al cardinal Bagnasco <a href="http://www.repubblica.it/2009/06/sezioni/politica/berlusconi-divorzio-10/lettera-farinella/lettera-farinella.html" target="_blank">pubblicata da Repubblica</a>.</p>
<p style="padding-left: 30px;">Egregio sig. Cardinale,</p>
<p>viviamo nella stessa città e apparteniamo alla stessa Chiesa: lei vescovo, io prete. Lei è anche capo dei vescovi italiani, dividendosi al 50% tra Genova e Roma. A Genova si dice che lei è poco presente alla vita della diocesi e probabilmente a Roma diranno lo stesso in senso inverso. E&#8217; il destino dei commessi viaggiatori e dei cardinali a percentuale. Con questo documento pubblico, mi rivolgo al 50% del cardinale che fa il Presidente della Cei, ma anche al 50% del cardinale che fa il vescovo di Genova perché le scelte del primo interessano per caduta diretta il popolo della sua città.</p>
<p>Ho letto la sua prolusione alla 59a assemblea generale della Cei (24-29 maggio 2009) e anche la sua conferenza stampa del 29 maggio 2009. Mi ha colpito la delicatezza, quasi il fastidio con cui ha trattato &#8211; o meglio non ha trattato &#8211; la questione morale (o immorale?) che investe il nostro Paese a causa dei comportamenti del presidente del consiglio, ormai dimostrati in modo inequivocabile: frequentazione abituale di minorenni, spergiuro sui figli, uso della falsità come strumento di governo, pianificazione della bugia sui mass media sotto controllo, calunnia come lotta politica.</p>
<p>Lei e il segretario della Cei avete stemperato le parole fino a diluirle in brodino bevibile anche dalle novizie di un convento. Eppure le accuse sono gravi e le fonti certe: la moglie accusa pubblicamente il marito presidente del consiglio di &#8220;frequentare minorenni&#8221;, dichiara che deve essere trattato &#8220;come un malato&#8221;, lo descrive come il &#8220;drago al quale vanno offerte vergini in sacrificio&#8221;. Le interviste pubblicate da un solo (sic!) quotidiano italiano nel deserto dell&#8217;omertà di tutti gli altri e da quasi tutta la stampa estera, hanno confermato, oltre ogni dubbio, che il presidente del consiglio ha mentito spudoratamente alla Nazione e continua a mentire sui suoi processi giudiziari, sull&#8217;inazione del suo governo. Una sentenza di tribunale di 1° grado ha certificato che egli è corruttore di testimoni chiamati in giudizio e usa la bugia come strumento ordinario di vita e di governo. Eppure si fa vanto della morale cattolica: Dio, Patria, Famiglia. In una tv compiacente ha trasformato in suo privato in un affaire pubblico per utilizzarlo a scopi elettorali, senza alcun ritegno etico e istituzionale.</p>
<p>Lei, sig. Cardinale, presenta il magistero dei vescovi (e del papa) come garante della Morale, centrata sulla persona e sui valori della famiglia, eppure né lei né i vescovi avete detto una parola inequivocabile su un uomo, capo del governo, che ha portato il nostro popolo al livello più basso del degrado morale, valorizzando gli istinti di seduzione, di forza/furbizia e di egoismo individuale. I vescovi assistono allo sfacelo morale del Paese ciechi e muti, afoni, sepolti in una cortina di incenso che impedisce loro di vedere la &#8220;verità&#8221; che è la nuda &#8220;realtà&#8221;. Il vostro atteggiamento è recidivo perché avete usato lo stesso innocuo linguaggio con i respingimenti degli immigrati in violazione di tutti i dettami del diritto e dell&#8217;Etica e della Dottrina sociale della Chiesa cattolica, con cui il governo è solito fare i gargarismi a vostro compiacimento e per vostra presa in giro. Avete fatto il diavolo a quattro contro le convivenze (Dico) e le tutele annesse, avete fatto fallire un referendum in nome dei supremi &#8220;principi non negoziabili&#8221; e ora non avete altro da dire se non che le vostre paroline sono &#8220;per tutti&#8221;, cioè per nessuno.</p>
<p>Il popolo credente e diversamente credente si divide in due categorie: i disorientati e i rassegnati. I primi non capiscono perché non avete lesinato bacchettate all&#8217;integerrimo e cattolico praticante, Prof. Romano Prodi, mentre assolvete ogni immoralità di Berlusconi.<br />
Non date forse un&#8217;assoluzione previa, quando vi sforzate di precisare che in campo etico voi &#8220;parlate per tutti&#8221;? Questa espressione vuota vi permette di non nominare individualmente alcuno e di salvare la capra della morale generica (cioè l&#8217;immoralità) e i cavoli degli interessi cospicui in cui siete coinvolti: nella stessa intervista lei ha avanzato la richiesta di maggiori finanziamenti per le scuole private, ponendo da sé in relazione i due fatti. E&#8217; forse un avvertimento che se non arrivano i finanziamenti, voi siete già pronti a scaricare il governo e l&#8217;attuale maggioranza che sta in piedi in forza del voto dei cattolici atei? Molti cominciano a lasciare la Chiesa e a devolvere l&#8217;8xmille ad altre confessioni religiose: lei sicuramente sa che le offerte alla Chiesa cattolica continuano a diminuire; deve, però, sapere che è una conseguenza diretta dell&#8217;inesistente magistero della Cei che ha mutato la profezia in diplomazia e la verità in servilismo.</p>
<p>I cattolici rassegnati stanno ancora peggio perché concludono che se i vescovi non condannano Berlusconi e il berlusconismo, significa che non è grave e passano sopra a stili di vita sessuale con harem incorporato, metodo di governo fondato sulla falsità, sulla bugia e sull&#8217;odio dell&#8217;avversario pur di vincere a tutti i costi. I cattolici lo votano e le donne cattoliche stravedono per un modello di corruttela, le cui tv e giornali senza scrupoli deformano moralmente il nostro popolo con &#8220;modelli televisivi&#8221; ignobili, rissosi e immorali.</p>
<p>Agli occhi della nostra gente voi, vescovi taciturni, siete corresponsabili e complici, sia che tacciate sia che, ancora più grave, tentiate di sminuire la portata delle responsabilità personali. Il popolo ha codificato questo reato con il detto: è tanto ladro chi ruba quanto chi para il sacco. Perché parate il sacco a Berlusconi e alla sua sconcia maggioranza? Perché non alzate la voce per dire che il nostro popolo è un popolo drogato dalla tv, al 50% di proprietà personale e per l&#8217;altro 50% sotto l&#8217;influenza diretta del presidente del consiglio? Perché non dite una parola sul conflitto d&#8217;interessi che sta schiacciando la legalità e i fondamentali etici del nostro Paese? Perché continuate a fornicare con un uomo immorale che predica i valori cattolici della famiglia e poi divorzia, si risposa, divorzia ancora e si circonda di minorenni per sollazzare la sua senile svirilità? Perché non dite che con uomini simili non avete nulla da spartire come credenti, come pastori e come garanti della morale cattolica? Perché non lo avete sconfessato quando ha respinto gli immigrati, consegnandoli a morte certa?</p>
<p>Non è lo stesso uomo che ha fatto un decreto per salvare ad ogni costo la vita vegetale di Eluana Englaro? Non siete voi gli stessi che difendete la vita &#8220;dal suo sorgere fino al suo concludersi naturale&#8221;? La vita dei neri vale meno di quella di una bianca? Fino a questo punto siete stati contaminati dall&#8217;eresia della Lega e del berlusconismo? Perché non dite che i cattolici che lo sostengono in qualsiasi modo, sono corresponsabili e complici dei suoi delitti che anche l&#8217;etica naturale condanna? Come sono lontani i tempi di Sant&#8217;Ambrogio che nel 390 impedì a Teodosio di entrare nel duomo di Milano perché &#8220;anche l&#8217;imperatore é nella Chiesa, non al disopra della Chiesa&#8221;. Voi onorate un vitello d&#8217;oro.</p>
<p>Io e, mi creda, molti altri credenti pensiamo che lei e i vescovi avete perduto la vostra autorità e avete rinnegato il vostro magistero perché agite per interesse e non per verità. Per opportunismo, non per vangelo. Un governo dissipatore e una maggioranza, schiavi di un padrone che dispone di ingenti capitali provenienti da &#8220;mammona iniquitatis&#8221;, si è reso disposto a saldarvi qualsiasi richiesta economica in base al principio che ogni uomo e istituzione hanno il loro prezzo. La promessa prevede il vostro silenzio che &#8211; è il caso di dirlo &#8211; è un silenzio d&#8217;oro? Quando il vostro silenzio non regge l&#8217;evidenza dell&#8217;ignominia dei fatti, voi, da esperti, pesate le parole e parlate a suocera perché nuora intenda, ma senza disturbarla troppo: &#8220;troncare, sopire &#8230; sopire, troncare&#8221;.</p>
<p>Sig. Cardinale, ricorda il conte zio dei Promessi Sposi? &#8220;Veda vostra paternità; son cose, come io le dicevo, da finirsi tra di noi, da seppellirsi qui, cose che a rimestarle troppo &#8230; si fa peggio. Lei sa cosa segue: quest&#8217;urti, queste picche, principiano talvolta da una bagattella, e vanno avanti, vanno avanti&#8230; A voler trovarne il fondo, o non se ne viene a capo, o vengon fuori cent&#8217;altri imbrogli. Sopire, troncare, padre molto reverendo: troncare, sopire&#8221; (A. Manzoni, Promessi Sposi, cap. IX). Dobbiamo pensare che le accuse di pedofilia al presidente del consiglio e le bugie provate al Paese siano una &#8220;bagatella&#8221; per il cui perdono bastano &#8220;cinque Pater, Ave e Gloria&#8221;? La situazione è stata descritta in modo feroce e offensivo per voi dall&#8217;ex presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, che voi non avete smentito: &#8220;Alla Chiesa molto importa dei comportamenti privati. Ma tra un devoto monogamo [leggi: Prodi] che contesta certe sue direttive e uno sciupa femmine che invece dà una mano concreta, la Chiesa dice bravo allo sciupa femmine. Ecclesia casta et meretrix&#8221; (La Stampa, 8-5-2009).</p>
<p>Mi permetta di richiamare alla sua memoria, un passo di un Padre della Chiesa, l&#8217;integerrimo sant&#8217;Ilario di Poitier, che già nel sec. IV metteva in guardia dalle lusinghe e dai regali dell&#8217;imperatore Costanzo, il Berlusconi cesarista di turno: &#8220;Noi non abbiamo più un imperatore anticristiano che ci perseguita, ma dobbiamo lottare contro un persecutore ancora più insidioso, un nemico che lusinga; non ci flagella la schiena ma ci accarezza il ventre; non ci confisca i beni (dandoci così la vita), ma ci arricchisce per darci la morte; non ci spinge verso la libertà mettendoci in carcere, ma verso la schiavitù invitandoci e onorandoci nel palazzo; non ci colpisce il corpo, ma prende possesso del cuore; non ci taglia la testa con la spada, ma ci uccide l&#8217;anima con il denaro&#8221; <em>(Ilario di Poitiers, Contro l&#8217;imperatore Costanzo 5).</em></p>
<p>Egregio sig. Cardinale, in nome di quel Dio che lei dice di rappresentare, ci dia un saggio di profezia, un sussurro di vangelo, un lampo estivo di coerenza di fede e di credibilità. Se non può farlo il 50% di pertinenza del presidente della Cei &#8220;per interessi superiori&#8221;, lo faccia almeno il 50% di competenza del vescovo di una città dove tanta, tantissima gente si sta allontanando dalla vita della Chiesa a motivo della morale elastica dei vescovi italiani, basata sul principio di opportunismo che è la negazione della verità e del tessuto connettivo della convivenza civile.</p>
<p>Lei ha parlato di &#8220;emergenza educativa&#8221; che è anche il tema proposto per il prossimo decennio e si è lamentato dei &#8220;modelli negativi della tv&#8221;. Suppongo che lei sappia che le tv non nascono sotto l&#8217;arco di Tito, ma hanno un proprietario che è capo del governo e nella duplice veste condiziona programmi, pubblicità, economia, modelli e stili di vita, etica e comportamenti dei giovani ai quali non sa offrire altro che la prospettiva del &#8220;velinismo&#8221; o in subordine di parlamentare alle dirette dipendenze del capo che elargisce posti al parlamento come premi di fedeltà a chi si dimostra più servizievole, specialmente se donne. Dicono le cronache che il sultano abbia gongolato di fronte alla sua reazione perché temeva peggio e, se lo dice lui che è un esperto, possiamo credergli. Ora con la benedizione del vostro solletico, può continuare nella sua lasciva intraprendenza e nella tratta delle minorenni da immolare sull&#8217;altare del tempio del suo narcisismo paranoico, a beneficio del paese di Berlusconistan, come la stampa inglese ha definito l&#8217;Italia.</p>
<p>Egregio sig. Cardinale, possiamo sperare ancora che i vescovi esercitino il servizio della loro autorità con autorevolezza, senza alchimie a copertura dei ricchi potenti e a danno della limpidezza delle verità come insegna Giovanni Battista che all&#8217;Erode di turno grida senza paura per la sua stessa vita: &#8220;Non licet&#8221;? Al Precursore la sua parola di condanna costò la vita, mentre a voi il vostro &#8220;tacere&#8221; porta fortuna.</p>
<p>In attesa di un suo riscontro porgo distinti saluti.</p>
<p><em>Genova 31 maggio 2009 </em><br />
<em>Paolo Farinella, prete</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>La versione di S.</title>
		<link>http://www.thedesigncouncil.eu/2009/05/26/la-versione-di-s/</link>
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		<pubDate>Tue, 26 May 2009 22:52:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martino Pietropoli</dc:creator>
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		<category><![CDATA[berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[letizia]]></category>
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		<description><![CDATA[La valanga viene spesso generata da un modesto smottamento: è un movimento rotolante, che ingenera un momento che si gonfia e cresce e tutto travolge. Quella domenica te ne andasti ad un&#8217;innocente festina di compleanno. Ti feci pure fare le fotografie. Eri innocente, puro e ingenuo, come il sentimento che ti faceva sussultare per quella [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La valanga viene spesso generata da un modesto smottamento: è un movimento rotolante, che ingenera un momento che si gonfia e cresce e tutto travolge. Quella domenica te ne andasti ad un&#8217;innocente festina di compleanno. Ti feci pure fare le fotografie. Eri innocente, puro e ingenuo, come il sentimento che ti faceva sussultare per quella donzella. Così avezzo ai più biechi pensieri che ti parve invero candido e innocuo quello che avevi per quella giovine. Eri in buona fede, e ultimamente non ti capitava spesso, o non ti ricordavi nemmeno cosa volesse dire essere in buona fede.</p>
<p>Poi capisti che la piega che aveva preso la cosa &#8211; o che poteva prendere &#8211; non era delle più prevedibili e controllabili. Avrebbero potuto fraintendere, travisare, male interpretare. Ti sarebbero saltati addosso. Desti una versione, una qualsiasi: la versione prima.</p>
<p>Ma era a tratti incomprensibile, e lasciava ancora più spazio alle interpretazioni malevole. Ed infatti quelle iniziarono, e vi posi rimedio dando un&#8217;altra versione dei fatti. E la cosa assumeva contorni sempre più surreali, perché veramente, sinceramente, senza inganno: <em>tu eri in buonissima fede</em>.</p>
<p>Quelli però insistevano. Chiedevano di rispondere, di giustificare. Ma che vorranno mai, pensavi. Li sistemo io. E diedi loro in pasto la terza, o la quarta versione. Hai perso il conto pure tu, tante ne hai date, di ogni cosa e su ogni argomento. Ultimamente perdi traccia di quel che dici, ma nessuno ci fa caso, nessuno te lo fa notare. Sei amato. La gente ti ama e ti crede.</p>
<p>Diamo loro un&#8217;altra versione ancora. Che si ingozzino, e perdano la bussola e si ingarbuglino pure, quei bastardi.</p>
<p>Ma quelli han buona memoria. Non han altro da fare. Gli hai offerto il fianco: potevi ammettere che forse era stata una mossa un po&#8217; azzardata la tua. Potevi dirlo subito, o poco dopo. Invece hai tergiversato, hai precisato, hai confuso. Ti sei confuso da solo, e non ti riconoscevi nemmeno nelle tue parole (ultimamente ti capita spesso).</p>
<p>Quelli continuano a chiedere. Insistono. Sono solitari, sono gli unici. Ma chiedono. Devi rispondere. Con l&#8217;ennesima versione, magari. Forse confonderai definitivamente le acque, e nel torbido ti allontanerai.</p>
<p>O forse non ti ricorderai nemmeno quello che hai detto o dovevi dire o dovevi smentire di aver detto. Hai tante cose da fare, e questi ti rompono le palle per una cosa così, una cosa da poco.</p>
<p>La prossima volta, Silvio, scrivitele le palle che racconti. Così ti ricordi, mica per altro.</p>
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