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	<title>MF+TDC &#187; 10 Società</title>
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	<description>This is Metafluxus+The Design Council.</description>
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		<title>Sick Sack not included.</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Aug 2011 09:50:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[06 Design]]></category>
		<category><![CDATA[10 Società]]></category>

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		<title>Venerdì 17.</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Dec 2010 09:13:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martino Pietropoli</dc:creator>
				<category><![CDATA[01 Politica]]></category>
		<category><![CDATA[10 Società]]></category>
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		<description><![CDATA[Questa è la cronistoria &#8211; per chi ha la pazienza di leggerla &#8211; di quel giorno, forse due, in cui divenni famoso per aver imbarazzato Silvio Berlusconi usando le sue stesse parole. Tutto accadde fra il 16 e il 19 dicembre 2010. 16 dicembre Il pomeriggio di quel giovedì lessi un tweet di un mio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="topcolumn" title="image" src="http://www.thedesigncouncil.eu/wp-content/uploads/2010/12/image.jpeg" alt="image" width="440" height="320" /></p>
<p>Questa è la cronistoria &#8211; per chi ha la pazienza di leggerla &#8211; di quel giorno, forse due, in cui divenni famoso per aver imbarazzato Silvio Berlusconi usando le sue stesse parole.<br />
Tutto accadde fra il 16 e il 19 dicembre 2010.</p>
<p><strong>16 dicembre<br />
</strong>Il pomeriggio di quel giovedì lessi un tweet di un mio contatto che<br />
suggeriva di inviare tweet al Parlamento Europeo perché questi sarebbero apparsi su di un videowall. Si trattava di un esperimento per mettere in contatto i cittadini europei con i loro governanti. Era sufficiente inserire nel testo l&#8217;hashtag #EUCO e non era previsto alcun tipo di moderazione. Pensai fosse l&#8217;occasione giusta per mettere in atto una civile protesta: plateale, ma non offensiva, anche per evitare qualsiasi strascico legale. Purtroppo per lui, il nostro primo ministro è fin troppo munifico di dichiarazioni imbarazzanti. Pensai di non dire quel che penso di lui, ma di farlo dire a lui stesso, attraverso le sue parole.<br />
Cercai in Google &#8220;<a href="http://www.bookrags.com/quotes/Silvio_Berlusconi">Quotes Berlusconi</a>&#8221; e in un attimo, copiando e incollando, aggiunsi l&#8217;hashtag #EUCO. Pubblicai anche cose che mi facevano davvero ridere, tipo quella che lui, essendo un primo ministro, è nell&#8217;impossibilità di mentire. E poi quelle più odiose. Cercai quelle che potevano essere capite anche all&#8217;estero, e le pubblicai in inglese. Firmavo semplicemente &#8220;Mr Berlusconi&#8221;, ma il mio nome c&#8217;era, assieme alla mia faccia. Stavo solo citando Berlusconi, non lo stavo offendendo o ingiuriando. Intanto altri miei contatti su Twitter mi informarono che i miei tweet non apparivano. Qualcosa non andava, forse un filtro, forse stavano escludendo i tweet che contenevano il nome &#8221;Berlusconi&#8221;. Pensai fosse solo un ritardo tecnico, perché eravamo in migliaia contemporaneamente a pubblicare. Provai a scrivere il suo come come &#8220;BER****ONI&#8221;, in modo da aggirare il filtro e la cosa sembrava funzionare. Finalmente apparvero. Mi informarono poi che in sala stampa a Bruxelles c&#8217;era scompiglio e che lo schermo era stato spento dopo che era apparso il mio tweet su Berlusconi apologo di Mussolini. Non pensai a censure o altro. Pensai solo che il risultato era stato raggiunto: era talmente imbarazzante quello che tutti avevan letto che si era preferito abortire l&#8217;esperimento.  Fino a venerdì 17 non ci pensai più.</p>
<p><strong>17 dicembre<br />
</strong>Qualcuno mi disse di leggere <a href="http://euobserver.com/843/31532">un bollettino politico </a>della Comunità Europea in cui si parlava di quanto accaduto. Parlava delle offese più gratuite e pesanti (&#8220;pedofilo&#8221;, &#8220;mafioso&#8221;) e della decisione di interrompere l&#8217;esperimento dopo che qualcuno aveva iniziato a riportare citazioni dello stesso Berlusconi. Io non vengo menzionato, ma mi riconosco perfettamente. Rido e penso ad altro. Nel pomeriggio, verso le 15.30, altri contatti iniziarono massicciamente a segnalarmi che dell&#8217;accaduto parlava pure il <a href="http://www.guardian.co.uk/world/2010/dec/17/tweet-wall-eu-berlusconi-insults?INTCMP=SRCH" target="_blank">Guardian Online</a>. Lessi e per la prima volta venivo citato, account twitter, nome e cognome e professione: &#8220;Italian designer&#8221;, mi definivano. Capii che la cosa iniziava a farsi più grande di quanto prevedessi, ma ero impegnato. Cercai di controllare l&#8217;evolversi della cosa: ormai la notizia che ero sul Guardian esplode, letteralmente. La retweettano a decine. Inizio a sentire una certa pressione. Vidi, controllando Twitter, un susseguirsi di decine e decine di mention. Decine di persone che si complimentavano. Un solo tweet però attirò la mia attenzione: era di una ragazza che non conoscevo, diceva solo &#8220;<em>L&#8217;Ansa ti sta cercando</em>&#8220;. Risposi &#8220;<em>Ahahhahaha</em>&#8220;. Dopo qualche minuto controllai nuovamente e questa mi riscrisse &#8220;<em>Non è uno scherzo: come possono mettersi in contatto con te?</em>&#8220;. Risposi che non potevo, che mi sarei reso reperibile al più presto. Chiamai dopo poco  il giornalista, un tale Esposito, dell&#8217;Ansa. Il tono fu molto colloquiale e disteso. Gli spiegai come si erano svolti i fatti. Mi chiese solo se avessi per caso ricevuto pressioni per smettere di scrivere, se qualcuno mi aveva contattato. Niente del genere, gli dissi, non pensavo affatto di essere stato censurato. Gli dissi solo &#8220;<em>Non mi pare di aver fatto niente di illegale, ho solo citato Berlusconi</em>&#8221; e lui mi rassicurò, dicendomi però paternamente &#8220;<em>Sai, ricordargli proprio quello che han detto </em><em>loro stessi, è questo che li fa arrabbiare</em>&#8220;.  Su twitter la cosa era ormai fuori controllo: ricevevo decine di messaggi, tutti &#8211; e ripeto tutti &#8211; di stima e appoggio incondizionati. Di persone che conoscevo, ma anche di sconosciuti. Viene lanciato l&#8217;hashtag #mpietropoli per farmi entrare nei trend topics, ossia negli argomenti più discussi di twitter della giornata. Il tono di tutti è scherzoso, goliardico, spesso di semplice incoraggiamento. Alcuni si chiedono chi è &#8220;mpietropoli&#8221;, altri glielo spiegano, altri si accodano. Alle 20 di venerdì 17 dicembre ero il secondo argomento più dibattuto su twitter in Italia. Dopo cena ero sull&#8217;edizione online del <a href="http://gazzettino.it/articolo.php?id=131178&amp;sez=NORDEST&amp;ctc=80&amp;ordine=desc" target="_blank">Gazzettino</a>, ormai individuato come un architetto di Rovigo, con nome e cognome. Poco dopo ero sul <a href="http://thelede.blogs.nytimes.com/2010/12/17/anti-berlusconi-tweets-fill-summit-screens/?scp=1&amp;sq=pietropoli&amp;st=cse" target="_blank">New York Times</a>. Ero sbalordito e attonito, l&#8217;ansia ormai chiaramente percepibile. Da sconosciuto, nel giro di poche ore apparivo sul Guardian e sul New York Times. Lessi fino alle 3 del mattino qualcosa come 4-500 tweets di supporto e partecipazione. Ne contai 2-3 di critica, ma una critica civile e condivisibile. Ero commosso, ma anche abbastanza in ansia. Trovai pure una pagina dedicata a me su <a href="http://www.facebook.com/pages/Io-sto-con-mpietropoli/185931288087081" target="_blank">Facebook</a>, intitolata &#8221;Io sto con mpietropoli&#8221; o qualcosa del genere. Lasciai un messaggio sulla loro bacheca, dicendo che non ne ero l&#8217;autore, ma che ringraziavo del supporto. La cosa iniziava però a infastidirmi: c&#8217;era anche chi usava la mia identitá pubblica per aprire pagine su Facebook anche se, per carità, per testimoniare stima e affetto. Andai a letto, dormii pochissimo.</p>
<p><strong>Sabato 18<br />
</strong>La rete si risvegliò e riiniziò a girare la giostra: ora in edicola c&#8217;erano anche i giornali cartacei e chi non usa internet lesse e mi chiamò. Iniziavano a diffondersi gli articoli che mi riguardavano. Scrissi poco o niente su Twitter: ringraziai solo chi mi aveva sostenuto, ma chiesi loro cortesemente di contenersi. Non amo affatto essere celebrato e non ero abituato a quella improvvisa notorietà.  Per tutta la giornata andò così: amici che mi chiamavano o mi scrivevano e mi manifestavano solidarietà, altri che incontrai per strada e mi sorridevano. Per l&#8217;intera giornata sperai solo che tutto finisse presto. Avevo sonno arretrato e non mi piaceva essere al centro dell&#8217;attenzione. Pensavo alle possibili ripercussioni della vicenda, specie sulla professione. Qualche giornalista mi cercò, ma non aveva il mio cellulare e sull&#8217;elenco non ci sono. Ai famigliari dissi di dire che avevo già detto tutto quello che avevo da dire.  Verso sera mi riappopriai lentamente della normalità.</p>
<p>Da sabato in poi le acque si calmarono.</p>
<p>Credo di aver operato come ho operato perché, pur non considerandero la democrazia il miglior sistema di governo che l&#8217;uomo abbia saputo darsi, la reputo pur sempre il meno peggiore. Quindi ho ben chiaro che essa contempla il dissenso, e credo che questo, quando sia esercitato civilmente (ed intelligentemente, aggiungo immodestamente parlando di me) non è mai di nocumento ad alcuno, se non al Potere più sordo e corrotto, che ha a cuore la propria conservazione e non il Bene Comune. Riflettevo sul mio stato d&#8217;animo ed ho concluso che esso era sì giustificato dall&#8217;improvvisa sovraesposizione mediatica, ma anche, soprattutto, dal clima in cui viviamo.</p>
<p>È un clima sociale, politico e culturale che non censura esplicitamente il dissenso, ma in forme più subdole lo rende inopportuno, impraticabile. È un modello culturale che sovrappone e fa coincidere la figura sociale a quella politica, tanto che non si è più nella possibilità, specie nelle libere professioni, di avere opinioni politiche esplicite senza che queste minino e oscurino la libertà e capacità di giudizio in altri ambiti. La politica, che nel &#8217;92 pareva in fortissima e irreversibile crisi, è risorta più forte e infida che mai. Permea ogni strato e informa ogni giudizio. È, in parole povere, opprimente. Se, mi ripetevo, le cose non stessero così, che timore dovrei mai avere che questa mia azione possa sortire altro effetto che non quello di una semplice protesta politica?  Cosa avevo da temere?  L&#8217;argomento più usato dai (pochi) detrattori è stato che era scorretto e dannoso infangare la figura del primo ministro all&#8217;estero. A questa obiezione posso rispondere in due modi: uno più irresponsabile, ed è che si trattava di Bruxelles, ma poteva essere Milano o Siracusa. Non conta si fosse all&#8217;estero, ma conta che quel giovedì vidi un&#8217;opportunità e la colsi. Sinceramente non pensai alla magnitudo dell&#8217;eco che avrebbe provocato la protesta. Forse pensavo che una protesta è sempre lecita se condotta lecitamente, e che fosse dove capitava, non importava. L&#8217;altro modo di rispondere è invece che non mi sento di certo in difetto o responsabile o colpevole se imbarazzo un premier all&#8217;estero, perché per farlo utilizzo le sue stesse parole. Lui imbarazza l&#8217;Italia in primo luogo, noi siamo imbarazzati dalla sua incapacità di avere un comportamento decoroso, e lo dimostrano le stesse allucinanti dichiarazioni che è capace di partorire. L&#8217;ho imbarazzato con lo stesso imbarazzo che lui stesso ha provocato.</p>
<p>Questo argomento, infine, mi pare quello di coloro che, durante ogni guerra, vengono definiti antipatriottici se si oppongono alle scelte del loro governo, come se il governo coincidesse con la nazione, come se fosse un buon governo quello che dimentica che amministra la res publica sia su mandato di chi lo sostiene, ma anche a nome di chi non lo sostiene.</p>
<p>Più passano i giorni e meno mi pento di quello che ho fatto, ammesso che l&#8217;abbia mai fatto. So di aver avuto ragione, so che il gesto è stato interpretato come una protesta intelligente e dannosa solo per chi, in primo luogo, ha messo alla berlina l&#8217;onore italiano all&#8217;estero.  Io posso poco, ma ho dimostrato di poter far qualcosa di piccolo, ma significativo attraverso un computer, con un po&#8217; di memoria, e con un gesto che qualcuno ha definito &#8211; e lo ringrazio infinitamente per questo &#8211; &#8220;D&#8217;Annunziano&#8221;. Un proclama, un grido, una dimostrazione, un gesto forse inutile, ma motivato dal disinteresse personale e dall&#8217;amore che ho per questo nostro Paese. Sentimenti che, credo fermamente, sono totalmente sconosciuti a quell&#8217;uomo che ci governa. O almeno fa finta di fare, fra una gaffe e l&#8217;altra, fra una bassezza e l&#8217;altra.</p>
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		<title>La favelas verticale: Antilia / World’s Most Expensive House.</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Oct 2010 16:30:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martino Pietropoli</dc:creator>
				<category><![CDATA[02 Economia]]></category>
		<category><![CDATA[04 Architettura]]></category>
		<category><![CDATA[10 Società]]></category>

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		<description><![CDATA[via archdaily.com Costa 1 MILIARDO DI DOLLARI. E&#8217; a Mumbai. Ci vive una sola famiglia, quella del quarto uomo più ricco del mondo, Mukesh Ambani. La vita è una cosa bellissima. Posted via email from MF+TDC&#8217;s posterous]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="posterous_autopost">
<div class="posterous_bookmarklet_entry"><img src="http://posterous.com/getfile/files.posterous.com/mftdc/ipiBpxlizimjbhvDJkpjtCjjfyFisGcxknzGhgIsfDgybIotrAfbrAaJHbne/media_httpwwwarchdail_IBDDc.jpg.scaled500.jpg" alt="" width="440" height="688" /></p>
<div class="posterous_quote_citation">via <a href="http://www.archdaily.com/82053/antilia-worlds-most-expensive-house/42-25933641/">archdaily.com</a></div>
<p>Costa 1 MILIARDO DI DOLLARI.</p>
<p>E&#8217; a Mumbai.<br />
Ci vive una sola famiglia, quella del quarto uomo più ricco del mondo, Mukesh Ambani.</p>
<p>La vita è una cosa bellissima.</p></div>
<p style="font-size: 10px;"><a href="http://posterous.com">Posted via email</a> from <a href="http://mftdc.posterous.com/la-favelas-verticale-antilia-worlds-most-expe">MF+TDC&#8217;s posterous</a></p>
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		<title>Il sindacato Chiwawa di Signore Ricche e Isteriche ha vinto: Cygnet by Aston Martin.</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Oct 2010 14:16:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martino Pietropoli</dc:creator>
				<category><![CDATA[06 Design]]></category>
		<category><![CDATA[10 Società]]></category>
		<category><![CDATA[aston martin]]></category>
		<category><![CDATA[auto]]></category>
		<category><![CDATA[inghilterra]]></category>
		<category><![CDATA[ricchi e annoiati]]></category>

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		<description><![CDATA[via dezeen.com Un&#8217;auto perfettamente degna per un cagnolino odioso e la sua più che odiosa padrona. E perfettamente indegna per una gloriosa scuderia inglese. Posted via email from MF+TDC&#8217;s posterous]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="posterous_autopost">
<div class="posterous_bookmarklet_entry"><img src="http://posterous.com/getfile/files.posterous.com/mftdc/zpyFhzqeHhCIFEayGaCGmHDwdltDvzJlcbvrogdCFdnBfIoevmFCpAIBAwBf/media_httpstaticdezee_iiamy.jpg.scaled500.jpg" alt="" width="440" height="440" /></p>
<div class="posterous_quote_citation">via <a href="http://www.dezeen.com/2010/10/11/cygnet-by-aston-martin/">dezeen.com</a></div>
<p>Un&#8217;auto perfettamente degna per un cagnolino odioso e la sua più che odiosa padrona. E perfettamente indegna per una gloriosa scuderia inglese.</p></div>
<p style="font-size: 10px;"><a href="http://posterous.com">Posted via email</a> from <a href="http://mftdc.posterous.com/il-sindacato-chiwawa-di-signore-ricche-e-iste">MF+TDC&#8217;s posterous</a></p>
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		<title>Esperimento cross-platform.</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Oct 2010 10:26:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martino Pietropoli</dc:creator>
				<category><![CDATA[10 Società]]></category>

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		<description><![CDATA[]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="topcolumn" title="son cose" src="http://www.thedesigncouncil.eu/wp-content/uploads/2010/10/son-cose.jpg" alt="son cose" width="440" height="177" /></p>
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		<title>La mitopoiesi ai tempi di Google: The Google Super Bowl Ad.</title>
		<link>http://www.thedesigncouncil.eu/2010/02/08/la-metapoiesi-ai-tempi-di-google-the-google-super-bowl-ad/</link>
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		<pubDate>Mon, 08 Feb 2010 14:44:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martino Pietropoli</dc:creator>
				<category><![CDATA[02 Economia]]></category>
		<category><![CDATA[03 Arte]]></category>
		<category><![CDATA[10 Società]]></category>

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		<description><![CDATA[via youtube.com Just like any good idea, the Google Super Bowl Ad is simple and clean. It&#8217;s a story told by an actor that is not an actor. It&#8217;s the Google search field which tells us what the guy who&#8217;s filling it is doing, and how his life is going. Like any other good thing, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="posterous_autopost">
<div class="posterous_bookmarklet_entry"><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="440" height="360" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="wmode" value="window" /><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/6kx1p5-c4T0&amp;hl=en&amp;fs=1" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="440" height="360" src="http://www.youtube.com/v/6kx1p5-c4T0&amp;hl=en&amp;fs=1" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" wmode="window"></embed></object></p>
<div class="posterous_quote_citation">via <a href="http://www.youtube.com/watch?v=6kx1p5-c4T0">youtube.com</a></div>
<p>Just like any good idea, the Google Super Bowl Ad is simple and clean.<br />
It&#8217;s a story told by an actor that is not an actor. It&#8217;s the Google search field which tells us what the guy who&#8217;s filling it is doing, and how his life is going.<br />
Like any other good thing, the parody doesn&#8217;t wait too long to come up: just few hours (<a href="http://www.youtube.com/watch?v=Wyekr7azofI">http://www.youtube.com/watch?v=Wyekr7azofI</a>)</div>
<p style="font-size: 10px;"><a href="http://posterous.com">Posted via web</a> from <a href="http://mftdc.posterous.com/la-metapoiesi-ai-tempi-di-google-the-google-s">MF+TDC&#8217;s posterous</a></p>
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		<title>They say that I can&#8217;t be a star.</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Feb 2010 23:38:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martino Pietropoli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Well, I think they got it right again. Days go by and I&#8217;m more and more persuaded that it&#8217;s going to be a huge success. Maybe not this release, maybe the 2.0 with camera and so on&#8230; Just like the iPhone: same story. Some say the iPhone is going to be renamed &#8220;iPad Nano&#8221;. That [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="topcolumn" title="iPad" src="http://www.thedesigncouncil.eu/wp-content/uploads/2010/02/iPad.jpg" alt="iPad" width="439" height="273" /></p>
<p>Well, I think they got it right again. Days go by and I&#8217;m more and more persuaded that it&#8217;s going to be a huge success. Maybe not this release, maybe the 2.0 with camera and so on&#8230; Just like the iPhone: same story. Some say the iPhone is going to be renamed &#8220;iPad Nano&#8221;. That tells part of the story, but not the whole one.</p>
<p>Some days after the keynote I thought the right path should have been: first the iPad, than the iPhone. It&#8217;s like history went the other way, but we should wait for the next months to come to fully understand how it develops.<br />
The strategy<span style="display: inline;"> is almost clear: to bring the computer out of offices and work spaces: it has not to be called computer any more. It&#8217;s a personal thing. </span></p>
<p><span style="display: inline;">It&#8217;s been said that Apple strategy is clear: forget about tech stuff and features and processors speed and so on: technology must be brought to a new level: it must become friendly and familiar. Something you can easily use, something friendly and simple as a dishwasher or a micro-owen. Do you really need a micro-owen that burns DVDs? Really? And: what about a dishwasher that takes photographs? Who on earth needs one? But many criticized the iPad for what it can&#8217;t do, more than for what it&#8217;s meant to be: something you can easily carry around your place, switching it on to check your emails or to write a note. Then you sit down on your coach and enjoy a movie or read a book. Easy, uh? That was exactly what Jobs and Ive and all the guys in charge had in mind: to make you forget that what you&#8217;re holding is a superb piece of technology. Tech stuff is scaring, but you don&#8217;t have to be scared by it in order to buy stuff, that means: books, music, videos. The iPad is just the way Apple invented to bring the money out of your pocket and down their bank pipes. That&#8217;s why it can be sold at a reasonable price: because they care for what you&#8217;ll spend *after* you&#8217;ll get one, not *when* you actually buy it. It&#8217;s like cable TV or many &#8220;services&#8221; you can buy around: the device that you need to listen or watch costs almost nothing, because what really matters comes after. </span></p>
<p><span style="display: inline;">I thought &#8211; as many others did, confess it! &#8211; it could have been a laptop replacement and I believe many ebook makers hoped for it. On the contrary, it&#8217;s a fucking friendly device and it will bring gazillions of new users to the House of the Apple.<br />
From this point of view, the iPad is quite disappointing. I mean: I should and would have been getting rid of my Macbook if the iPad would have been a Macbook without a keyboard. I would love it. But that wasn&#8217;t what Jobs had in mind, because, come on, who needs a laptop without a keyboard? Really? Do you really want to get mad while writing this stuff on a virtual keyboard? Your Macbook is fine, and Jobs doesn&#8217;t want to discontinue it. They want to give and sell you something different. And they did. And it&#8217;s something your baker or your grandpa will use without feeling &#8220;strange&#8221;. Think about it it: to turn a page of a book on the iPad you have to do what you&#8217;d do on a real book: put your finger on the lower corner of the page and flip it. You don&#8217;t have to push a button. That makes a BIG difference, because you&#8217;re asked to do what you&#8217;re already get used to do. This is what &#8220;natural user interfaces&#8221; are all about. &#8220;Natural&#8221; means &#8220;I don&#8217;t have to think about it&#8221;. That&#8217;s the killer app. </span></p>
<p><span style="display: inline;">That&#8217;s why Apple rules.</span></p>
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		<title>Il fighettismo: la chiusura di Condor.</title>
		<link>http://www.thedesigncouncil.eu/2009/12/31/il-fighettismo-la-chiusura-di-condor/</link>
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		<pubDate>Wed, 30 Dec 2009 23:22:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martino Pietropoli</dc:creator>
				<category><![CDATA[01 Politica]]></category>
		<category><![CDATA[09 Musica]]></category>
		<category><![CDATA[10 Società]]></category>
		<category><![CDATA[indie]]></category>
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		<description><![CDATA[Recentemente è andata in onda l&#8217;ultima puntata di Condor, programma condotto da Luca Sofri e Matteo Bordone. Dei blog che leggo di solito si son levate dolenti proteste, velate e neanche tanto accuse alla nuova dirigenza di Radio Due che gli preferirebbe un nuovo reality radiofonico, qualsiasi orrenda cosa ciò significhi. Non seguivo Condor, quindi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-1145" title="schermata-2009-12-22-a-174005" src="http://www.thedesigncouncil.eu/wp-content/uploads/2009/12/schermata-2009-12-22-a-174005-440x246.jpg" alt="schermata-2009-12-22-a-174005" width="440" height="246" /></p>
<p>Recentemente è andata in onda l&#8217;ultima puntata di Condor, programma condotto da <a href="http://www.wittgenstein.it/" target="_blank">Luca Sofri </a>e <a href="http://www.freddynietzsche.com/" target="_blank">Matteo Bordone</a>.</p>
<p>Dei blog che leggo di solito si son levate dolenti proteste, velate e neanche tanto accuse alla nuova dirigenza di Radio Due che gli preferirebbe un nuovo reality radiofonico, qualsiasi orrenda cosa ciò significhi.</p>
<p>Non seguivo Condor, quindi prendete con un ragionevolissimo dubbio il mio pensierino, che è il seguente: non che l&#8217;atteggiamento ne dovesse necessariamente decretare il destino (di trasmissioni radiofoniche di nicchia ce ne possono essere, eccome), ma ho come l&#8217;impressione che i due siano vittime di un certo fighettismo. Il fighettismo è l&#8217;equivalente moderno dello spasmodico tentativo adolescenziale di scoprire prima di ogni altro il nuovo gruppo musicale imperdibile, un attimo prima che questo diventi famoso. Oppure il nuovo regista, il nuovo scrittore. Ammantato d&#8217;oscurità, comprensibile solo a se stesso, il fenomeno è individuato dai media mainstream, musicalmente e cinematograficamente, come <em>indie. </em>Con l&#8217;India non c&#8217;entra niente: sta per &#8220;indipendente&#8221; e definisce un atteggiamento culturale libero dalle costrizioni della grande industria dell&#8217;intrattenimento (mai sentito parlare delle etichette discografiche indipendenti? Delle produzioni cinematografiche indipendenti? Beh, quella roba lì).</p>
<p>Un&#8217;insidia che minaccia costantemente la realtà indie è l&#8217;autoreferenzialità: le individualità che costituiscono le comunità indie, formate in maniera spesso casuale, ancor più spesso per genuina comunione di interessi e scopi, si sviluppano armonicamente sino a quando non si sentono minacciate dall&#8217;esterno, e l&#8217;esterno è invariabilmente il pericolo di diventare mainstream, popolari, manipolabili, forse. Più la comunità si ingrandisce, più è improbabile che accetti nuovi membri. Non è per calcolo, ma per sua stessa costituzione: più popolare diventa, più si discosta dalla sua natura, che è necessariamente intellettualmente elitaria e sofisticata.</p>
<p>Ho collegato i punti quando ho letto un commento riguardo alla chiusura di Condor, che diceva pressapoco che, forse, il calo di pubblico registrato era dovuto ad una scelta un po&#8217; troppo selettiva degli argomenti trattati: spesso pareva che parlassero di cose che intendevan solo loro e che interessavan solo a loro. Ripeto: l&#8217;avrò ascoltato una sola volta, ma seguendo Wittgenstein e Freddie Nietzsche posso immaginare a cosa si alludesse.</p>
<p>Questa sera invece leggo distrattamente <a href="http://twitter.com/mante/status/7210038386">un commento </a>di <a href="http://www.mantellini.it" target="_blank">Massimo Mantellini</a> da twitter che dice:</p>
<p style="padding-left: 30px;"><em>Bel pezzo di Luca su Kurzweil su Wired di dicembre</em></p>
<p>Twitter non è l&#8217;anagrafe: ci si iscrive volontariamente, quindi, decidendo di seguire quel che dice Mantellini, si accetta di dare per scontate certe cose, o di conoscerle. Un commento del genere è incomprensibile al 99,98% della popolazione italiana. Il problema non è evidentemente di Mantellini: il suo scopo non è quello di essere comprensibile a millantamila persone. Non gli interessa, probabilmente. Infatti assumo quanto sopra come sintomatico di un discorso decisamente autoreferenziale, che, tradotto, diventa:</p>
<p style="padding-left: 30px;"><em>Bel pezzo di Luca (Sofri) su Kurzweil (non ho idea di chi parli &#8211; ho pensato a Kurtz, quello di Apocalypse Now, fate un po&#8217; voi) su Wired di dicembre (si capisce, almeno, che è una rivista mensile)</em></p>
<p>In sintesi un esempio abbastanza chiaro di cosa è il fighettismo: un&#8217;espressione intellettuale e culturale sicuramente di un certo momento, ma significativa fin tanto che non rimbalza nella sua autoreferenzialità: Luca e Massimo si sono capiti, e col loro qualche altro.</p>
<p>Il fighettismo, in definitiva, non si prefigge di certo di evolversi sino a diventare popolare e comprensibile: è giustamente nella sua ragion d&#8217;essere un buon livello di incomprensibilità. Qualora infatti le piacevoli distrazioni intellettuali con cui il fighettismo si pasce diventino popolari e, infine, volgari (nel senso del volgo), la loro natura è corrotta, e non è più divertente. Sufjan Stevens che suona per uno spot Vodafone è ormai perso (prego ciò non accada mai), ma della buona musica indie di Bright Eyes in Nip/Tuck, per dire, ancora ancora ci sta.</p>
<p>E a dirvelo è uno snob di merda.</p>
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		<title>Porno subito.</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Dec 2009 00:09:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martino Pietropoli</dc:creator>
				<category><![CDATA[07 Fotografia]]></category>
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		<description><![CDATA[Terry Richardson c&#8217;ha un bel pisello, e gli piace mostrarlo, soprattutto in funzione, in fotografia. E&#8217; arte? E&#8217; pornografia? E&#8217; fotografia? Sì, oggettivamente si tratta di fotografia, ma mai come per Richardson la fotografia è un mezzo e per niente un fine. Lui usa apparecchiature modeste e per niente professionali, e l&#8217;effetto cheap delle sue [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="topcolumn" title="Terry" src="http://www.thedesigncouncil.eu/wp-content/uploads/2009/12/Terry2-440x152.jpg" alt="Terry" width="440" height="152" /></p>
<p>Terry Richardson c&#8217;ha un bel pisello, e gli piace mostrarlo, soprattutto in funzione, in fotografia. E&#8217; arte? E&#8217; pornografia? E&#8217; fotografia? Sì, oggettivamente si tratta di fotografia, ma mai come per Richardson la fotografia è un mezzo e per niente un fine. Lui usa apparecchiature modeste e per niente professionali, e l&#8217;effetto cheap delle sue foto non è ottenuto con cervellotiche postproduzioni, ma è quello che un qualsiasi laboratorio fotografico restituisce sviluppando un rullino, molto simile a quelli che fate voi a vostro figlio per la festa di compleanno o alla vostra fidanzata.<br />
Di artistico ha una sincera ossessione per il suo membro: la sua poetica è il suo membro, e la sua arte è un monumento continuo, affettuoso e appassionato alla sua celebrazione e alle sue prodigiose e penetranti gesta. Io lo conobbi – ma solo poi seppi si trattava di lui – nelle pubblicità di Sisley: no, non aveva messo un cappotto della collezione autunno-inverno al suo coso (di ragguardavoli proporzioni del resto – lui lo chiama “T-bone” e T-bone è la bistecca con l&#8217;osso, non so se rendo), ma aveva ritratto delle prosperose modelle cogliendole sul limite che separa la pornografia dall&#8217;esibizione di nudità. Diciamo che erano provocanti, via. Provocanti e morbose, molto morbose. L&#8217;attimo che quelle foto ritraevano era quello seguente ad un amplesso, quando il sesso è ancora appiccicato alla pelle: alludevano a ciò che c&#8217;era stato poco prima, e ne esponevano gli avanzi (avanzi gradevolissimi, del resto). Immagino lo stato d&#8217;animo del signor Sisley che, da buon veneto, sarà stato lacerato dall&#8217;asfissiante abbraccio della sua educazione cattolica ed eccitato dalla liberatoria sfida della provocazione, quando ha discusso i dettagli della campagna con Richardson: sono certo che il senso della conversazione era “Non fare monate, non voglio mandare in mona una campagna pubblicitaria per te. Io ti rispetto, tu sei bravissimo, ma fai il bravo”. E forse fu bravo Mr Sisley a fermarsi – e a fermare Mr Richardson – esattamente un passo prima del baratro della censura. Di campagne pubblicitarie Mr Richardson ne ha fatte moltissime, e la sua fotografia non può più da tempo definirsi provocatoria: meglio, è provocatoria entro – ben entro – le regole imposte dal mercato della moda. E stiamo comunque parlando di un settore che ha un&#8217;amplissima capacità di manovra e per il quale il limite del pudore è spostato molto in là. Perché nella moda il superamento del pudore è funzionale alle vendite – ed è soprattutto socialmente compreso ed accettato – mentre nell&#8217;intimità di un fotografo bisogna chiamarlo “arte” per poterlo digerire. Dare definizioni e nomi tranquillizza molto. “Ah, ma è un&#8217;artista”. E lui continua a fotografarsi il pisello.<br />
Infatti Mr Richardson si diverte veramente solo quando può tornare a se stesso, in basso, sotto la cintura. Lo fa nel libro <a style="color: #333333;" href="http://www.kiboshbook.com/">Kibosh </a>, edito da Damiani e in vendita presso il <a href="http://www.lindelepalais.com/">L&#8217;Inde de Palais </a>a Bologna, dove è stata ospitata anche una sua mostra nel mese di ottobre. Per comprendere il contenuto del libro si possono raccontare due aneddoti: il primo è che nemmeno Taschen – il glorioso e con ben poche pruderie editore tedesco – gliel&#8217;ha voluto pubblicare, e il secondo è che quando ho chiesto di vederlo nela libreria al pianterreno del sopracitato negozio il commesso mi ha detto imbarazzato “Le devo chiedere di farlo con una certa discrezione perché il contenuto è – come dire – un po&#8217; forte”. In quel momento la provocazione si era già consumata e di fare il voyeur non ne avevo voglia. Decisi di lasciare al commesso il suo imbarazzo e di portarmi via il mio desiderio di vedere il pisello di Richardson più che la sua fotografia. Del resto <a href="http://www.terryrichardson.com/">sul suo sito </a>ce n&#8217;è in abbondanza. Tanto in abbondanza che dopo un po&#8217; nemmeno glielo guardi più. Alla fine gli guardi solo la faccia, il suo sorriso infantile e divertito e quasi innocente. Qualsiasi cosa faccia non c&#8217;è traccia di maturità pensosa e razionale, ma solo di gioco e una certa spensieratezza e sincerità indifesa. Giurerei che nelle prime istantanee che gli fece suo padre quando spegneva le candele della torta del suo 5° compleanno aveva lo stesso sorriso incosciente e quasi primordiale. Satanico pure, diabolico come certi bambini riescono ad essere. A questo punto ho pensato che la pornografia è negli occhi di chi guarda: è uno schema mentale che ci serve ad attrezzarci per sopportare – o gioire, dipende dai punti di vista – della vista dei suoi giochi erotici. A ben pensarci la pornografia è governata dalle stesse leggi della comunicazione di qualsiasi altro messaggio: scomodando Barthes, c&#8217;è il significato e il significante. C&#8217;è l&#8217;atto e c&#8217;è la provocazione, l&#8217;esposizione di ciò che è sconveniente esporre. Ed è sconveniente solo in termini sociali, perché la gestualità dell&#8217;accoppiamento ha una comunicatività che il potere della società odia profondamente. Infatti l&#8217;amplesso fisico è censurato perché scatena una libertà espressiva primitiva (fondativa, o no?) che è fortemente destabilizzante per l&#8217;ossessione sociale del controllo dell&#8217;informazione e della libertà espressiva.<br />
Ma Richardson non è pornografico. Iconograficamente sì, non c&#8217;è dubbio, ma la sua opera provoca un tale cortocircuito fra il significato e il significante, tanto che il suo membro non allude a nient&#8217;altro, ma è proprio solo “il membro di Richardson, il suo amato T-bone”, o, in altri termini, la sua persona, il suo ego. Ecco perché, non essendo né pornografia né semplicemente fotografia, l&#8217;opera di Mr Richardson è arte, intesa naturalmente come una forma di comunicazione che pone al centro del messaggio l&#8217;uomo. Il sorriso diabolico di un uomo che ammette come unica mediazione fra se e il mondo il suo T-bone. Lui è al centro di ogni fotogramma, lui è sempre il protagonista, lui è comunicato e fa diventare arte la sua vita, nemmeno rappresentandola attraverso la fotografia, ma offrendola senza alcun filtro tecnico o intellettuale. Ad un livello zero, animale, oltre ogni schema. Pura e dura.</p>
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		<title>Seven ways to [verb] the Starchitect System</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Nov 2009 23:47:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[04 Architettura]]></category>
		<category><![CDATA[10 Società]]></category>

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		<description><![CDATA[via famousarchitect.blogspot.com Posted via web from MF+TDC&#8217;s posterous]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="posterous_bookmarklet_entry"> <a href="http://famousarchitect.blogspot.com/2009/11/66-seven-ways-to-verb-starchitect.html"><img src="http://posterous.com/getfile/files.posterous.com/mftdc/IgAJdfoksbCanaepnnJdJJcqIEvskainjglvBAmznqIrlxxmfbtxiGahwGgz/media_httparchitectjournalgooglepagescomPicture6png_pFuksdHAgDikcqv.png.scaled500.png" width="406" height="402"/> </a>
<div class="posterous_quote_citation">via <a href="http://famousarchitect.blogspot.com/2009/11/66-seven-ways-to-verb-starchitect.html">famousarchitect.blogspot.com</a></div>
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<p style="font-size: 10px;">  <a href="http://posterous.com">Posted via web</a>   from <a href="http://mftdc.posterous.com/seven-ways-to-verb-the-starchitect-system">MF+TDC&#8217;s posterous</a>  </p>
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