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	<title>MF+TDC &#187; germania</title>
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		<title>Il minimalismo buono.</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Nov 2009 00:50:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martino Pietropoli</dc:creator>
				<category><![CDATA[04 Architettura]]></category>
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		<description><![CDATA[E' il malinteso minimalismo ad essere (giustamente) criticato, e non quello di Chipperfield. Ammesso che lo sia, minimalista.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-772" title="neues_m_ute_zscharnt" src="http://www.thedesigncouncil.eu/wp-content/uploads/2009/11/neues_m_ute_zscharnt.jpg" alt="neues_m_ute_zscharnt" width="800" height="534" /> David Chipperfield &#8211; assieme all&#8217;altro inglese, altrettanto monacale ed elegante  <a href="http://www.johnpawson.com/" target="_blank">John Pawson</a> &#8211; è universalmente noto come uno dei più raffinati cultori e divulgatori del minimalismo. Sarò brevissimo: del minimalismo s&#8217;è detto tutto e molto e spesso non sempre in termini elogiativi: vien da pensare che ci si riferisse agli emuli più che ai maestri, e che si criticasse la sottrazione spietata, piuttosto che la superba risoluzione di certi dettagli di cui i nostri eroi sono maestri insuperati. Insomma, come dire: che è il malinteso minimalismo ad essere (giustamente) criticato, e non quello di altri.  In una <a href="http://online.wsj.com/article/SB10001424052748703792304574503763695817996.html?mod=googlenews_wsj" target="_blank">recente intervista</a> sul Wall Street Journal, Chipperfield fornisce degli elementi per valutare più precisamente il suo sentimento verso il minimalismo (che, par di capire, non è per lui un atteggiamento o &#8211; come direbbe odiosamente qualcuno &#8211; una <em>poetica</em>, ma l&#8217;unica maniera in cui intende l&#8217;architettura): in merito al Neues Museum di Berlino, recentemente inaugurato, C. parla della decisione di conservare lo stato rovinoso dell&#8217;edificio esistente, e di operare una ricostruzione che distinguesse precisamente il nuovo dal vecchio: il vecchio andava preservato ed esposto a memento. Tale (come rovina) era rimasto per 60 anni, e tale doveva essere conservato. E la risposta dei berlinesi ha stupito pure lui, che temeva, anche sulla scorta di quanto molti andavano dicendogli, che i tedeschi avrebbe mal sopportato il vedere esposto lo scempio dello guerra, l&#8217;errore e l&#8217;orrore. E invece, par di capire, i tedeschi con certe questioni c&#8217;han fatto pace, o ci si confrontano in maniera matura e consapevole.  Ma è l&#8217;atteggiamento che conta, ed è significativo che, lungo l&#8217;intervista, Chipperfield non si riconosca mai nella definizione di minimalista, perché, a ben vedere, il minimalismo è la semplificazione operata dai giornalisti per veicolare un concetto un po&#8217; più complesso e storico: il neoclassicismo. Alla domanda se egli si riconosca nella definizione di neoclassico, C. risponde:</p>
<p><em>No, I don&#8217;t think our work is neoclassical. [But] I do enjoy order. I think that architecture should be ordered—that [it] has to be readable.</em></p>
<p>&#8220;Ordine&#8221; e &#8220;leggibilità&#8221;: due concetti intimamente legati e dipendenti. Un&#8217;architettura è ordinata e quindi leggibile, ed è leggibile poiché ordinata. La leggibilità può inoltre essere estesa all&#8217;interpretazione dell&#8217;esistente, ove il nuovo (come, pertinentemente, nel Neues Museum) non nasconde e cela l&#8217;antico, ma lo inquadra, lo sostanzia. La leggibilità, infine, è il requisito che trae forza dall&#8217;ordine: il ritmo, la sequenza, l&#8217;armonia, le proporzioni. Non a caso si chiamano &#8220;ordini classici&#8221; quelli delle colonne, e non a caso più oltre Chipperfield dice che si tratta di un malinteso, nuovamente, che l&#8217;architettura neoclassica o classica più in genere, sia tristemente associata al fascismo e al nazismo, almeno nel 20° secolo. E&#8217; un dato di fatto, dice, ma è altrettanto vero che, in definitiva, stiamo parlando di travi e colonne. Che non hanno una connotazione politica, ma piuttosto una propria solida leggibilità e comprensibilità universali.</p>
<p>Non v&#8217;è dubbio che minimalismo (o neoclassicismo, o post-neoclassicismo che dir si voglia) e decostruttivismo, o post-modernismo parlino linguaggi sensibilmente diversi. Provocano altrettante sensazioni in chi quelli spazi li abita e li usa: disorientamento, oppressione, serenità, entusiasmo. In ordine sparso, e quindi non direttamente riferibile a quanto prima detto. Ad alcuni il minimalismo può dar serenità, per altri può essere opprimente, per dire. Vi è però un carattere distintivo ben preciso del neoclassicismo (abbiam deciso di chiamarlo così): una certa onestà sostanziale, che si traduce in una maggior  comprensibilità dell&#8217;architettura: una colonna è una colonna, e sostiene una trave. Non sono quasi ammessi spazi fluidi, espansivi, strutturalmente folli (Hadid? Mi senti?): c&#8217;è la semplicità di un linguaggio che si fonda su secoli di accordo con il genere umano: una trave è sostenuta da due colonne. Un muro deve poggiare da qualche parte. Esistono dei limiti statici. L&#8217;uomo non vuole sempre essere sconvolto da spazi drammatici. L&#8217;uomo vuole, modestamente, sommessamente, riconoscere che lo spazio in cui si muove ha una sua ragione statica, compositiva, storica. Non gli è ostile, non gli cela la storia (come il Neues Museum) e vuole solo, semplicemente, essere capito.</p>
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		<title>A house is not a sculpture.</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Sep 2009 00:31:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martino Pietropoli</dc:creator>
				<category><![CDATA[02 Economia]]></category>
		<category><![CDATA[04 Architettura]]></category>
		<category><![CDATA[06 Design]]></category>
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		<description><![CDATA[Sarò breve e affatto ellittico: ci sono almeno 3 motivi per cui considero la casa prefabbricata di Libeskind (che, come noto, io adoro) una trovata pubblicitaria e niente più, e sappiamo che, per queste cose, Daniel non ha quasi eguali. 1. &#8220;The Libeskind Villa is such a piece of art, a walk-in sculpture with its [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-full wp-image-751 alignleft" title="libeskind_prefab" src="http://www.thedesigncouncil.eu/wp-content/uploads/2009/09/libeskind_prefab.jpg" alt="libeskind_prefab" width="480" height="315" /></p>
<p>Sarò breve e affatto ellittico: ci sono almeno 3 motivi per cui considero <a href="http://www.thedesigncouncil.eu/2008/04/21/40-milioni/" target="_blank">la casa prefabbricata di Libeskind</a> (che, come <a href="http://www.thedesigncouncil.eu/2009/04/22/fermate-quelluomo/" target="_blank">noto</a>, <a href="http://www.thedesigncouncil.eu/2008/06/06/del-relativismo-della-bellezza/" target="_blank">io</a> <a href="http://www.thedesigncouncil.eu/2008/04/21/40-milioni/" target="_blank">adoro</a>) una trovata pubblicitaria e niente più, e sappiamo che, per queste cose, Daniel non ha quasi eguali.</p>
<p>1.<br />
&#8220;<em>The </em><span><em>Libeskind Villa</em></span><em> is such a piece of art, a walk-in sculpture with its own unique atmosphere.</em>&#8221; dice la presentazione. E&#8217; facile obiettare che una casa non è una scultura, e che sarebbe un bel mondo quello in cui gli architetti non hanno bisogno di clienti che vivano dentro loro sculture per celebrare il genio di un architetto che non fa una casa che è una casa, ma <em>una scultura</em>. Se vivo dentro una scultura, ho un concetto un po&#8217; confuso di casa.</p>
<p>2.<br />
La casa verrà costruita in 30 esemplari: un numero che non giustifica quindi i suoi postulati di prefabbricazione (che, in un&#8217;economia di scala, trarrebbero giovamento dal grande numero, piuttosto che dalla tiratura limitata), ma tende solo a limitarne la diffusione, per non inflazionarla, parrebbe di capire. Certo: <a href="http://www.nytimes.com/2009/06/12/greathomesanddestinations/12iht-relib.html" target="_blank">se il prezzo si aggira</a> tra i 2 e i quasi 5 milioni di euro è meglio non irritare quel gonzo che se la comprerà. Il costo comprende anche il trasporto e il montaggio, ci tengono a precisare. Grazie tante, aggiungiamo noi.</p>
<p>3.<br />
La casa è indifferente al contesto: &#8220;<span><em>D</em></span><span><em>aniel Libeskind</em></span><em> has devised a home which can be erected anywhere in the world</em>&#8220;. Caro Daniel: questa è pigrizia, è fossi in te non me ne vanterei. Non è nemmeno un&#8217;ottimizzazione del processo. Non parlerò di genius loci o amenità del genere che sostanziano i discorsi insipidi di noi architetti: una casa che sta bene a Helsinki o Madrid, e non parlo nemmeno del contesto urbano in cui si trova, ci sta perché non ha nessuna qualità precisa, e nessunissima volontà di erigersi in un luogo per dargli un significato: per aggiungere un testo alla realtà. Ha l&#8217;unica qualità di essere stata disegnata da Libeskind, e una meno nobile caratteristica: di essere abitata (o posseduta, meglio così?) da un gonzo che non sa distinguere fra i suoi stessi gusti, e, poiché non ne ha, se li fa dire da Libeskind, pagandolo profumatamente.</p>
<p style="text-align: left;">Questo coso (nemmeno una casa) è il perfetto prodotto di una certa ben precisa degenerazione dell&#8217;architettura: una fiera campionaria del manierismo di Libeskind: le vetrate diagonali, gli spazi &#8220;drammatici&#8221; (a casa voglio rilassarmi, mica farmi spaventare), i rivestimenti in reinzink, un&#8217;esperienza inedita. Tutto è inedito per Daniel, perché te lo deve vendere e darti l&#8217;illusione di essere il primo uomo sulla terra ad accorgerti di cotanto genio.<br />
Questo coso è pure &#8220;sostenibile&#8221;: se non sei sostenibile oggi sei veramente uno sfigato, ma è proprio qui che il buon Daniel si esibisce in uno dei <a href="http://libeskind-villa.com/" target="_blank">suoi numeri migliori</a>: illustra il suo concetto di sostenibilità. Parla di isolamento, geotermia, pannelli così e cosà, bla bla bla e poi ci illumina: &#8220;<em>La sostenibilità va oltre tutto ciò </em>(si deve essere accorto che, quanto detto fin lì lo potrebbe dire anche il suo barista): <em>la sostenibilità sono gli ottimi materiali che permetteranno alla casa di durare per centinaia d&#8217;anni. Ecco ciò che rende la casa sostenibile</em>&#8220;.</p>
<p style="text-align: center;">Durare centinaia d&#8217;anni=sostenibilità</p>
<p style="text-align: left;">Eccolo lì, messo bello al centro.</p>
<p style="text-align: left;">Segnatevelo, perché anche un bidone delle immondizie di plastica dura centinaia di anni, e concettualmente sembra avere curiosi punti di contatto con la casa di Libeskind.</p>
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